La speranza stava appesa ai muri, sotto il sorriso discreto di Zaccagnini: «La nuova Dc è già cominciata. Metteteci in condizione di andare avanti».
Arrivammo così, con la precisa volontà di dimostrare che c'era una Democrazia cristiana diversa da quella che aveva voluto il referendum sul divorzio, che era stata sconfitta alle elezioni del '75, che sembrava irrecuperabilmente impantanata nella grigia gestione del potere.
Sembrava quasi una missione di testimonianza senza illusioni e la «nuova Dc»vinse invece prima il Congresso e poi le elezioni politiche, convincendoci che una grande parte dell'opinione pubblica, dei giovani, del mondo cattolico aspettava soltanto che il partito si rinnovasse, facendo vincere la politica dei valori e delle idee.
Ci vollero l'elezione di Piccoli alla segreteria e quegli anni piegati su una rassegnata gestione del declino della Dc, per farci capire che la nuova Dc era cominciata ma non aveva vinto.
È stato De Mita a restituirci le speranze in un partito nuovo, capace di riconquistare la propria centralità, in grado di riprendere il processo di rinnovamento per tornare ad essere interlocutore credibile delle aree vive del Paese.
Con l'ultimo Congresso nazionale è finita irrimediabilmente quella stagione politica?
Questa rivista nasce con la volontà di dimostrare che non è così, che l'attuale gestione del partito, grigia e scontata ancora prima di cominciare, è un'altra parentesi, come i due anni della segreteria Piccoli, in una fase della vita della Dc iniziata nel '76 e caratterizzata dalla sinistra alla guida del partito. Perché questo chiedono i tempi e questo domandano i settori più vivi del nostro elettorato e qualche miope manovra congressuale può aver dato un po' di fiato al canto del cigno della vecchia Dc ma non può fermare il cammino di una società che cambia.
Cominciamo allora a lavorare in una sinistra dc che prepara da adesso il prossimo congresso, senza fretta e senza nessuna ansia di rivincita ma con la precisa consapevolezza di essere alternativi a chi pensa ad un partito pigramente rassegnato ad una mediocre gestione del quotidiano, disposto a rinunciare a dire quello che pensa e quasi a pensare pur di non infastidire i più arroganti alleati di governo, nell'illusione di guadagnare qualche giorno di sopravvivenza in più. Serve un po' di coraggio per parlare con franchezza e per non cadere nella tentazione di rinunciare alla capacità della sinistra dc di dialogare e confrontarsi con le aree più aperte del partito comunista e della sinistra nel suo complesso, per mettersi invece a competere con chi cerea di essere l'interlocutore privilegiato del Psi di oggi.
«Settantasei» vuole essere nella sinistra dc semplicemente una voce in più, libera da ogni condizionamento. Libera soprattutto di credere che chi sta aspettando, spesso ai confini del partito, una sinistra dc capace di tornare a guidare, con la forza delle proprie idee, i processi di cambiamento, ha diritto di non essere tradito.

