I1 problema della governabilità, della forma partito e della creazione del consenso elettorale nelle grandi aree metropolitane costituisce l'humus nel quale nasce e si consolida il rapporto privilegiato tra Movimento Popolare e una componente interna alla Democrazia cristiana.
Questo rapporto tra fede-opere-politica, destinato a diventare sempre più organico, ci offre l'opportunità di analizzare culturalmente gli ultimi fatti accaduti a Roma.
Poiché questo è il vero problema!
Il tentativo cioè di sostituire quella che viene definita eccessiva laicizzazione della Democrazia cristiana con un'anima cattolica di cui Comunione e Liberazione sarebbe garante pur essendo minoranza all'interno del mondo cattolico.
Come si può diventare paladino della laicità quando la scelta dei candidati da sostenere (e a Roma accade sempre più questo fenomeno) avviene tenendo conto della tessera associativa e non in base alla linea politica che si esprime.
L'Azione Cattolica, le Acli, il Movimento dei Focolari ed altri votano scegliendo la politica ed i candidati in modo omogeneo rispetto alla scelta operata.
Il senso di questa realtà, nata a Roma ma diffusa ormai a livello nazionale, che trova approvazione in una parte della gerarchia e della curia, è la riproposizione di una logica gentiloniana con la quale si vuole dare allo Stato un senso decisamente confessionale. Un atteggiamento in sostanza di garantismo confessionale a scapito della missione profetica della Chiesa di cui essa è portatrice e che ha recuperato interamente solo con il Concilio Vaticano Il; sebbene la tentazione di ricadere in vecchie e nuove forme di clericalismo sia oggi presente in qualche componente interna alla Chiesa e all'associazionismo cattolico.
È necessario – a mio avviso – riproporre oggi l'autonomia della politica come prima esigenza di cui i cristiani devono prendere coscienza evitando di cadere nella tentazione di schemi passivi, e in forza della quale sentano il valore umano della politica e la sua forza di impegno.
Non può essere sottovalutata e non può sfuggire il tentativo di questa parte del mondo cattolico romano che tenta di ricondurre la lotta politica a lotta religiosa e di fare della Democrazia cristiana una componente interna di Comunione e Liberazione. Nei momenti di confronto o di scontro con le opposizioni abbiamo in questi ultimi anni dovuto registrare che a difendere la linea politica – o delle opere – non ci fosse il Partito ma il Movimento dei Cattolici Popolari.
La visione strumentale del Partito non è estranea a questo disegno e nasce dal processo di secolarizzazione dei partiti e con la crisi delle ideologie rispetto alle quali i partiti tradizionali si sono costituiti. Sempre più essi sono ridotti a centri di potere con la perdita delle proprie ragioni ideali.
Ed è per questo importante in questa società – che rischia di perdere le ragioni ultime del suo stesso essere, quelle che appunto si riconducono al servizio all'uomo riproporre, soprattutto, anche se non solo da parte dei cattolici, la centralità dell'uomo. La quale dovrà essere non astratta e parolaia, predicata e non compiuta, ma praticata e sperimentata.
Il laico impegnato in politica, non vive questo momento come affermazione di sé e delle proprie idee ma come momento di affermazione di ognuno, secondo regole e criteri generali.
La realizzazione del «regno di Dio» a cui il cristiano deve tendere richiede nella sfera ecclesiale un agire uniformato all'Amore verso il prossimo, mentre sul piano temporale richiede necessariamente l'uso di mezzi propri dell'azione politica senza degenerarli machiavellicamente.
In questo nostro paese i cattolici di più alta spiritualità cristiana sono quelli che più di tutti si sono impegnati per affermare la laicità della politica quali De Gasperi e Moro. La fede non si può ridurre ad un programma politico, non si può identificare con i progetti di un partito.
Non possiamo pensare di essere garantiti dalla fede sui nostri progetti politici.

