1 - Novembre 1989
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Zac un re

Settantasei - Zac un re pagina 3
Mentre il giornale è già in stampa arriva la notizia della morte del grande Zac. In questo numero non è possibile dedicargli altro che questa pagina, riproponendoci di ricordarlo nel prossimo numero di dicembre.

Benigno Zaccagnini non è più con noi. Rimangono i suoi sogni, la sua speranza tenace, la sua fede nella libertà, il suo esempio. ·

Hanno scritto, hanno detto, «era un uomo buono, limpido, onesto».

Già, «l'onesto Zac», la faccia pulita della Dc troppo spesso sporca, il bravo cattolico prestato alla politica.

Quasi il parafulmine del Palazzo. «Prestato alla politica», come se un vero cristiano, impegnato per la costruzione di quella che Lazzati chiamava la Città dell'uomo, non possa appartenere tutto alla Politica.

No, Benigno Zaccagnini era 1'un uomo politico, un vero politico. Per noi un maestro.

Ci ha insegnato, soprattutto, la sua grande umanità, la disponibilità, il senso del dovere vissuto come impossibilità a sottrarsi alle responsabilità della politica.

Nessuno come lui ha creduto alla necessità di interpretare e vivere la propria storia in spirito di servizio verso la comunità degli uomini.

Nessuno come lui ha saputo incarnare e testimoniare il valore alto dell'amicizia.

Ha affrontato la sua avventura con saggezza, ma anche con grande passione: ha sofferto per tutte le contraddizioni e i dubbi che macerano la sensibilità e la coscienza di un cristiano. Del cristiano, eternamente in, soddisfatto, eternamente alla ricerca del Bene.

La sua anima era trasparente, i suoi occhi innocenti.

Era una persona semplice.

«È così difficile essere semplice scriveva Bernanos. Le persone di mondo dicono i semplici come dicono gli umili, con lo stesso sorriso indulgente. Dovrebbero dire: i re».

Ecco, Zac è stato un re.