1 - Novembre 1989
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Editoriali

Ma rimane la mutazione genetica

Settantasei - Ma rimane la mutazione genetica pagina 4

I risultati passano. La mutazione genetica rimane. Questo è il primo pensiero che urge far presente a chi come il noto costituzionalista Sbardella ha cercato voti non tanto per la Democrazia cristiana o per un governo migliore della città di Roma, ma per garantire a sé ed al suo «clan» la sopravvivenza e l'intangibilità omertosa che sempre segue una vittoria comunque sia. Noi gioiamo, certo, della vittoria del partito a cui apparteniamo e per il quale abbiamo cercato consenso. Ma ci teniamo a precisare che abbiamo cercato consenso al partito dei cattolici democratici, laico ad ispirazione cristiana. Al partito dei consiglieri circoscrizionali che, pur abbandonati da un segretario politico che ha convocato solo due comitati cittadini in un anno (e mai i consiglieri circoscrizionali uscenti) purtuttavia hanno continuato a dare testimonianza di attaccamento al partito e dedizione verso i cittadini. Abbiamo raccolto consenso per i segretari di sezione abbandonati a se stessi da chi è uso ricevere a domicilio i potenti ed i forti di questa città. Abbiamo raccolto il consenso, soprattutto, per garantire a quei cattolici democratici giustamente disgustati per il clima peronista e di regime che si vive nel comitato della Dc romana, che la sinistra dc non smobilita, non molla la presa, sa attendere che la ragione faccia il suo corso e spazzi via coloro che intaccano le radici storiche ed ideali della Democrazia cristiana. Per questo, gioiamo della tenuta della Dc a Roma ma, come ci insegnò Aldo Moro, ci riteniamo inappagati, almeno noi, perché sappiamo che il cammino per riconquistare considerazione e dignità è lungo e non si lega soltanto alle «riuscite» elettorali. Ci fu un tempo in cui reazionari e clerico-fascisti si accordarono riempiendo la città in cui doveva svolgersi il Congresso del Partito Popolare di manifesti contro Sturzo, Donati e Ferrari, rei di avere denunciato certi «patti» sotterranei con Benito Mussolini. Quando il Partito Popolare nel congresso di Roma del 1925 fece il suo «canto del cigno» sembrò a tutti che i fautori del «patto» avessero avuto partita vinta. La storia, però, dimostrò il contrario.

Ecco, noi ci richiamiamo decisamente alla intransigenza cattolico democratica di Sturzo, Donati e Ferrari.

Noi non ci ritireremo, né subiremo gli effetti di un patto nefasto (che non necessariamente può riguardare il sindaco, ma magari anche altri posti di potere di cui il sindaco è semplice notaio) senza levare forte la voce di chi crede in un patrimonio storico e politico che nessun pragmatista, per quanto intelligente, può cancellare dai geni della Democrazia cristiana. La partita è appena iniziata e noi la giochiamo tranquilli, convinti, come siamo, che il tempo è galantuomo e la storia ci darà ragione.