1 - Novembre 1989
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Società

DROGA. Le ragioni di un dissenso

Settantasei - DROGA. Le ragioni di un dissenso pagina 8-9
I dubbi sulla fretta con cui si è confezionata una legge oggi e le incertezze nell'applicazione della 685 negli anni passati. Tre proposte del coordinamento "educare e non punire" di cui fanno parte anche le Acli, il Csi e l'Agesci: prevenzione, servizi, lotta al grande traffico. Il rischio di punire senza educare.

Tra le cause del sempre maggiore scollamento tra partiti e società vi è sicuramente l'insensibilità dei primi nei confronti di molti problemi del Paese. Insensibilità che non è determinata dalla mancanza di ascolto, quanto dalla carenza di progettualità e di intervento finalizzato a rimuovere alla radice il problema. Q4esto per quanto riguarda il livello nazionale, mentre a livello locale la situazione è diversa, ma non sempre soddisfacente. Negli ultimi anni si è sviluppata una maggiore attenzione da parte degli enti locali rispetto a tematiche quali il disagio giovanile, la droga, gli stranieri extracomunitari, gli anziani, i disoccupati, la casa e così via, ma la ricerca di soluzioni appare ancora troppo dettata da fini strumentali, o, nel migliore dei casi, da superficialità di approccio. Da tutto ciò non possono che scaturire interventi poco calibrati, a volte inutili o addirittura dannosi.

È incredibile verificare come, a volte, politici ed amministratori si buttino alla disperata ricerca di soluzioni, per lo più affrettate, solo perché quel determinato problema trova, in quel momento, grande risonanza sui mass media.

Oggi sempre più, rispetto alle tematiche definite «scottanti», troviamo in prima fila, con propri interventi e con sollecitazioni politiche, il mondo cattolico che però, seppur con alcune eccezioni, è sempre più attento e diffidente dal lasciarsi coinvolgere in operazioni discutibili e sempre più coerente nel perseguire linee concrete di intervento. Da questo ne viene una sempre più confusa distinzione di ruoli e compiti tra «Stato» e «privati»: il primo con i suoi ritardi e le sue inadempienze, i secondi con la loro iniziativa e la loro organizzazione.

Il problema droga, a nostro avviso, è da inquadrare in quest'ottica, sia per come è stato posto politicamente, sia per come si sta sviluppando il dibattito di questi giorni. È evidente come alcuni partiti seguano acriticamente determinate linee di tendenza della società. Non occorre andare molto indietro nel tempo per trovare posizioni del Psi e nel Psi radicalmente diverse da oggi sul problema droga. Purtroppo, per come è stato posto il problema «maggiore severità», per i «titoli» di merito dei proponenti e per il taglio quasi esclusivamente politico della proposta, il dibattito in corso, ci sembra viziato da opportunità politiche, ingenuità, pregiudizi, superficialità. Se è giusto, infatti, dichiarare illegale l'uso della droga, il disegno di legge tuttavia, una volta divenuta legge, rischia di avere l'effetto contrario: di fronte alla sua inapplicabilità (quanti carceri serviranno? Quante comunità mancano? quanti fondi si intende stanziare?) la reazione estrema potrebbe essere il passaggio dal proibizionismo al permissivismo, cioè alla droga libera. Un rimedio che ci troverebbe sicuramente contrario.

Occorre, secondo noi, avere il coraggio di sospendere il dibattito e ricominciare a riflettere, dandosi delle scadenze a breve termine, facendo piazza pulita del «significato politico» dell'«operazione», per ricondurla iri un ambito più corretto e attento, sia giuridicamente che umanamente. Solo così il dibattito potrà essere veramente proficuo, permettendo agli «addetti ai lavori» del servizio pubblico e delle comunità terapeutiche di riflettere e confrontarsi con più serenità, lasciando da parte polemiche e pregiudizi.

Droga, mafia e potere

Nel frattempo i politici potrebbero dimostrare la loro buona fede e le loro buone intenzioni approvando rapidamente un provvedimento «forte» contro il traffico di stupefacenti, i suoi intrecci con la malavita, la mafia, la finanza, il potere.

Per approfondire maggiormente la tematica ed esaminare nel concreto la proposta Jervolino-Vassalli abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Don Luigi Ciotti che appartiene sicuramente a quel mondo cattolico impegnato, attento alla politica, ma diffidente, critico, che mette in difficoltà chi fa politica, ma che non rinuncia mai a dialogare e confrontarsi.