1 - Novembre 1989
14-15
Società

Il futuro è bianco verde

Settantasei - Il futuro è bianco verde pagina 14-15
Da Chernobyl ad oggi, evitando le "mode culturali". La sinistra dc può restituire strategia e corposità ad una disponibilità generale del nostro Paese verso le tematiche ambientaliste.

Nei paesi occidentali, specie negli Stati Uniti ed in Germania, la nascita del dibattito sull'ambiente, all'interno di una nuova rappresentazione generale del rapporto tra la società e la natura basata sulla qualità della vita, viene promosso da studiosi e gruppi ambientalisti (si segnalano i lavori del Club di Roma, D.L. Meadous ed altri. I limiti dello sviluppo, 1973; di B. Commoner, Il cerchio da chiudere, 1972; di G. Bateson, Mente e Natura, 1984; di F. Capra, Il Punto di svolta, 1984), che denunciano l'inquinamento e l'esaurimento delle risorse come fattori di pericolo per la sopravvivenza della specie umana. I fattori della crisi che vengono denunciati sono abbastanza noti, dal nucleare alla distruzione dell'ambiente, dalla fame nel mondo all'inquinamento, mettendo sotto accusa il modello industriale frutto della concezione meccanicistica e razionale, sviluppando, altresì, una concezione olistica ed ecologica.

Il connotato fondamentale della cultura nascente è rappresentato, seguendo il modello di rappresentazione culturale di A Toynbee, dal forte bisogno di una prospettiva ecologica.

I dibattiti e le proposte ambientaliste, al fine di realizzare un più equilibrato rapporto tra l'uomo e la natura, ribaltano i criteri quantitativi dello sviluppo industriale, puntando decisamente su quelli qualitativi.

Nel nostro Paese solamente dopo l'incidente verificatosi nella centrale di Chernobyl le tematiche ambientali diventano di pubblico dominio ed assumono rilevanza i dibattiti sulla salvaguardia e recupero delle

risorse boschive, delle strutture urbane e territoriali, dei patrimoni archeologici e culturali e nel complesso del suolo, acqua e aria.·

I recenti rapporti della Commissione per l'ambiente e lo sviluppo dell'Onu (Our Common Future) e del World Watch lnstitute di Washington fondato e diretto dal Lester Brown (State of the World 1988) confermano che «le condizioni ecologiche del mondo continueranno a deteriorarsi se l'uomo non promuoverà un deciso sviluppo delle energie rinnovabili, e non abbandonerà l'uso dei pesticidi in agricoltura ed il taglio distruttivo delle grandi foreste, devolvendo parte delle spese militari a favore del Terzo Mondo e delle aree depresse dell'occidente»(Italia Nostra. Per una educazione ambientale, 1972-1987, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato).

Risulta allora, per una classe politica attenta al nuovo, quanto mai necessario valutare non più in modo superficiale, ma approfondito il problema dell'equilibrio pianetario in generale e in particolare il problema dell'inquinamento e del degrado ambientale determinato dalle attività produttive nei diversi comparti quali l'aria, l'acqua ed il suolo.

In Italia, come abbiamo detto, in questi ultimi anni, è cresciuta la sensibilità sulle tematiche ambientali, significativi interventi legislativi (Piani Paesistici Regionali, Istituzione del Ministero dell'Ambiente, Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa dell'ambiente e la recentissima Programmazione Triennale per la difesa dell'ambiente) sono stati finalmente varati anche se alcuni sono stati solo parzialmente recepiti (come la direttiva Cee sulla Valutazione di Impatto Ambientale) ed altri giacciono nel più completo abbandono (come per esempio i Parchi nazionali e le riserve naturali, i parchi e le riserve marine).

Da una analisi attenta ed approfondita risulta con tutta evidenza che sul piano organizzativo nonostante la legge istitutiva del Ministero dell'Ambiente non esiste ancora un sistema coordinato di competenze in materia ambientale, creando spesso conflitti di competenza tra i diversi organi dello Stato, disfunzione organizzativa e mancanza di riferimenti certi sul piano dei procedimenti amministrativi.

Una classe politica attenta non può permettersi Ulteriori ritardi sulla predisposizione ed attuazione della legislazione ambientale anche in considerazione del fatto che la legislazione è sempre in ritardo rispetto alla società ed alla tecnologia.

Un gruppo politico di governo, di tradizione popolare, interclassista e moderno nella capacità di analisi e di progetto, deve saper cogliere l'importanza delle tematiche relative allo sviluppo socioeconomico e territoriale in sintonia con iniziative di tutela e salvaguardia ambientale, sviluppando una più corretta impostazione della politica frutto di una diversa collaborazione fra amministrazioni ed industrie, creando le condizioni affinché cresca quel nuovo rapporto fra pubblico e privato necessario per garantire ancora lo sviluppo economico ma nel rispetto e nella tutela dell'ambiente nel quale viviamo.

La politica democratica (del resto come la scienza), non prova, esplora.

È arrivata l'ora per la Democrazia cristiana di abbandonare la «politica della struzzo» esprimendo sul piano parlamentare e di governo la volontà di sostenere leggi e finanziamenti per progetti ed iniziative di tutela ambientale e risanamento ecologico invertendo la tendenza dei processi decisionali ed attuativi che fino ad oggi è stata estremamente lenta e non in grado di contrastare con efficacia la velocità del degrado ambientale.

Sul piano strettamente politico esplorerei la possibilità di una maggiore collaborazione, intanto a livello programmatico, tra la Dc (il partito che è stato garante della democrazia e dello sviluppo socioeconomico) ed i Verdi.

Se non potrà farlo la Dc non vedo perché la sinistra dc deve rinunciare a questa sfida, nella consapevolezza che le tematiche ambientali sono patrimonio culturale e politico anche dei cattolici democratici impegnati in politica;

Dal canto loro i movimenti ed i partiti ambientalisti se non vogliono commettere errori di isolamento non possono considerarsi solamente come una specie di prolungamento della sinistra («non si può essere verdi senza essere rossi»).

Esiste, quindi, un grosso terreno d'incontro, di dialogo ed anche di collaborazione fra i cattolici democratici ed i verdi nella consapevolezza che lo sviluppo del nostro modello socioeconomico deve tener conto del miglioramento della qualità della vita per tutti i cittadini.

Carlo Levi diceva che «Ilfuturo ha un cuore antico»; Fritjof Capra, nella sua «Green Politics» afferma che «Il futuro, se ce ne sarà uno, è verde», a me non dispiacerebbe «un futuro bianco-verde».