2 - Dicembre 1989
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Editoriali

Hanno vinto i sognatori

Settantasei - Hanno vinto i sognatori pagina 3

Per una straordinaria coincidenza con la storia ci troviamo a ricordare Benigno Zaccagnini proprio mentre viviamo un momento di eccezionale rilevanza. Crolla il Muro di Berlino, simbolo tragico di una guerra fredda che sembra via via svanire nel nulla. Tornano d'improvviso alla ribalta simboli e personaggi che interpretano speranze nuove. Gorbaciov incontra il Papa e parla con Bush di pace e di distensione. Mentre il reaganiano «scudo stellare» è sempre più un ricordo lontano. Non sono più i tempi di Mazinga. Gli eroi di oggi sono assai somiglianti a quelli che avevano immaginato i «sognatori» di ieri. La profezia di La Pira diventa realtà, l'utopia della pace tra i popoli si incarna nella storia di questi giorni. E ha la faccia e le sembianze di quelle centinaia di migliaia di giovani che a Varsavia, a Budapest, a Praga scendono nelle piazze a riconquistare la loro libertà.

Aveva ragione Zac quando ci insegnava che la speranza può vincere; che i sogni, anche in politica, possono realizzarsi.

Il futuro è già cominciato, si è detto, e nulla è più come prima. Anche in Italia. Nulla? Un rischio veramente c'è: che ad essere come prima rimaniamo proprio noi dc. Per qualcuno, forse, anche questa potrebbe essere una soluzione: il comunismo ha perso, «noi» abbiamo vinto. La storia, dunque, ha emesso il suo verdetto. Ma la storia non finisce oggi. Occhetto l'ha capito e ha lanciato la sua sfida, certo spinto dagli eventi dell'Est, forse anche travolto dall'emotività. Eppure, in un modo o nell'altro, presto ci dovremo misurare con una nuova realtà, con un nuovo soggetto politico.

Ecco, nulla è più come prima. Tranne, viene da dire, la Dc, guidata da una maggioranza, quella attuale, che ricicla se stessa, preoccupata di trovare il modo per riconfermare le proprie rendite di potere, tutta impegnata a gestire, nella maniera più fruttuosa, quella che sempre più rischia di diventare una lunga agonia.

Certo il comunismo ha perso. Hanno perso i regimi del socialismo reale.

Ma rimangono intatte le istanze di libertà, di giustizia, di uguaglianza, di democrazia, di partecipazione, di pace.  E questo all'Est come all'Ovest. Allora? Potremmo veramente vincere noi. Potrebbe vincere la cultura dei cattolici democratici, tutta incentrata sui valori della persona e della solidarietà. Potrebbe vincere l'idea del popolarismo così come l'immaginò Sturzo, garanzia di libertà e di giustizia sociale. I valori di cui siamo eredi oggi possono diventare patrimonio comune, condiviso da tutti.

Lo scenario politico, in questo senso, appare radicalmente rinnovato; saltati vecchi schematismi, da una parte e dall'altra, anche la democrazia italiana potrebbe vivere una nuova stagione, più simile ad altre realtà europee. Il sistema potrebbe finalmente sbloccarsi e l'alternanza realizzarsi. Riconoscere tutto ciò non significa assolutamente, come qualcuno ha voluto insinuare, cercare pretesti machiavellici solo per rimettere in discussione gli attuali equilibri interni al partito. Sarebbe veramente da sciocchi dare una lettura così riduttiva, così miope e di basso profilo delle trasformazioni che stiamo vivendo.

Né siamo travolti da un istinto suicida, tale da farci «desiderare» un'esperienza d'opposizione, (anche se a qualcuno un po' di... digiuno farebbe bene).

Il fatto è che bisogna fare i conti con il nuovo. Per questo non possiamoripiegaresulla difensivama dovremo accettare la sfida, dei tempi con la consapevolezza che potremmo perdere ma anche con l'orgoglio di chi sa di poter vincere ancora.