Benigno Zaccagnini ha lasciato Roma poco dopo la mezzanotte, è arrivato a Ravenna alle 4,30 è riuscito a dormire non più di due ore, e ha partecipato ai funerali del suo grande amico Giordano Mazzavillani. I vecchi amici di Ravenna non lo avevano mai visto così, distrutto dalla fatica e dal dolore, letteralmente piegato in due, neppure quando gli era morto il figlio. Noi lo incontriamo alle sei di sera ancora pallido ma capace di sorridere e di parlare con la grande cortesia che gli conosciamo.
On. Zaccagnini quando ha saputo di essere stato eletto segretario?
«Stamane mentre ero in chiesa. Quando ho lasciato Roma a mezzanotte non mi importava niente di niente, mi creda».
Aveva previsto il risultato?
«Vede, nella segreteria della Dc io sono un nonno che ha dei nipotini attivi e laboriosi. Questi nipotini avevano fatto i loro bravi conti, da cui risultava che avremmo avuto il 53 o il 54 per cento dei voti».
Ora a risultato noto, lei è contento che si sia votato a scrutinio segreto?
«Sì, è una garanzia di sincerità. Coloro che hanno votato lo hanno fatto nella più grande libertà e con sicura convinzione».
Con tutta franchezza onorevole Zaccagnini, lei pensa che un partito spaccato così, in due, sia governabile?
«lo credo di sì. La responsabilità è grande e gli entusiasmi passano presto. Verranno giorni duri, delusioni. Ma io lavorerò tranquillo. Sono convinto che una volta fissata la linea politica il partito ritroverà una sua unità».
Onorevole Zaccagnini, si dice che un risultato così, metà contro metà, renderà più dura la vostra posizione sull'aborto. Lei, vincitore di stretta misura, dovrà fare sua la linea dura di Piccoli e Forlani. Andrà proprio così?
«La questione dell'aborto è troppo delicata, anche per un segretario come io sono. Diciamo che sarà il gruppo parlamentare a decidere».
Quando conta di tornare a Roma?
«Tornerò lunedì con l'aereo delle 10,50. Ho bisogno di rimettermi in sesto. E poi sa io sono un pigro. Hanno voluto un segretario pigro e adesso se lo tengono».
E cosa farà lunedì a Roma?
«Probabilmente mi incontrerò con La Malfa o lo sentirò per telefono. Durante il congresso mi aveva chiesto un colloquio ma avevo dovuto rispondergli: a che ti serve parlare con uno che in questo momento è nessuno?»
Che impressione le ha fatto il Congresso?
«Come cittadino privato potrei dire che mi ha ricordato il derby Roma-Lazio. Come segretario della Dc dico che è stato vivace».
Perché è scoppiato in pianto durante i lavori?
«Per la morte di Giordano. Lei non può capire: era come un parente stretto. Sa com'è la provincia, stamane ai funerali c'eravamo tutti, Boldrini, i repubblicani del Camino, la squadra di pugilato. Sulla scrivania di Giordano hanno trovato una lettera per me. Era un grande amico, sapeva darmi serenità, tranquillità».
Ho sentito dire, mi corregga se sbaglio, che l'andamento del congresso e la durezza del confronto l'hanno profondamente addolorato e che è stato sul punto di piantare tutto e tutti. È vero?
«Vede, io pensavo di essere un segretario di transizione. Avevo fatto i miei piani: un mese, due mesi e poi sarei tornato qui ai miei libri, alla mia musica. La Provvidenza – mi scusi ma noi cattolici ci crediamo – ha deciso altrimenti, la nave che puntava già sul porto è stata dirottata ed io accetto la prova».
L'accetta con rassegnazione o con volontà ben determinata?
«L'accetto deciso a fare il mio dovere. In questi mesi ho visto nascere attorno a me molte speranze; di più di quanto meritassero le mie azioni. lo devo battermi perché queste speranze non si perdano».
L'incontro con La Malta significa una sua disponibilità ad un governo di salute pubblica?
«Lasciamo stare la formula di governo. Significa una mia disponibilità ad incontrare le persone di buona volontà». Zaccagnini è una persona onesta e cortese, coraggiosa e seria. Forse si può dire che anche alla sinistra italiana va bene un segretario democristiano così.

