Un fila fuori dai negozi a Katowice, persa la coincidenza con il treno per Wroclaw (a causa di quattro ore di ritardo accumulate nei controlli alle frontiere cecoslovacche e polacca),ci si offre l'occasione di un rapido giro per la città. La prima cosa che ci colpisce è la fila di persone che talvolta esce dai negozi. La successiva permanenza a Wroclaw (una città grande circa come Bologna) consente di capire che le file sono dovute all'esiguo numero di negozi, forniti peraltro di un ridotto volume di merci in vendita; anche beni di largo consumo, come alimentari e abbigliamento, sembrano in quantità appena sufficienti a coprire i bisogni essenziali nel breve termine, mentre i beni «voluttuari» sono quasi assenti (con l'eccezione delle librerie!). È questo il primo sintomo di una povertà economica che attanaglia i polacchi, certo non scindibile dal fallimento del sistema comunista.
Solidarnosc welcome Taizé
Nello striscione che, appena fuori dalla stazione di Wroclaw, accoglie i giovani convenuti all'Incontro europeo (circa cinquantamila), non è la Polonia o la città di Wroclaw, ma Solidarnosc che dà il benvenuto: questo la dice lunga sul ruolo e sull'autorità che il sindacato oggi ricopre in Polonia. Un ruolo e un'autorità che Solidarnosc ha conquistato di pari passo con il crescere dell'autocoscienza di essere l'autentica espressione non solo delle richieste sindacali; ma anche delle attese politiche di libertà e democrazia di tutto il popolo polacco. L'impressione è confermata dalle parole di un esponente di Solidarnosc in un incontro con i giovani italiani: ciò che ha dato forza al sindacato durante gli anni della clandestinità è stato proprio il sentire che la gente si riconosceva in esso e l'appoggiava. Forte di questa autorità, Solidarnosc può proporre per il futuro di abbandonare possibili rancori o vendette nei confronti della «parte sconfitta» e di concentrare l'impegno comune nella costruzione di una Polonia più libera e più umana.
Certo, se il conoscere nuove realtà porta con sé il rivedere criticamente quanto già acquisito, a questo punto viene spontaneo domandarsi quale partito italiano, oggi, può seriamente essere considerato/considerarsi autentica voce-espressione delle attese della nostra gente: forse l'attuale Dc di Forlani, quella che all'improvviso pensa alla pena di morte ed esprime comprensione per interventi militari che si risolvono con la strage di civili?
I vecchi tram
Il luogo di accoglienza-segreteria per gli italiani è a un quarto d'ora di tram dalla stazione. Fanno impressione questi tram: vecchi, in cattivo stato di manutenzione, su rotaie spesso connesse. Ma se in Italia i disagi che caratterizzano l'uso di tanti servizi pubblici, nel contrasto con le grandi capacità produttivo-finanziarie-gestionali del nostro paese, si spiegano solo con gli sprechi e le inefficienze della pubblica amministrazione, in Polonia il mancato ammodernamento e la ridotta qualità dei servizi sembrano più dovuti alla generale povertà di risorse di tutta la nazione, a nuova conferma del collasso del sistema economico politico comunista.
Tutti i giorno S. Messa alle 8
Per sua natura, l'Incontro europeo dei giovani, organizzato dalla comunità di Taizé è ecumenico, si apre cioè a tutti i cristiani, cattolici, protestanti, ortodossi..., per favorirne l'incontro nella comune ricerca dell'unità, della riconciliazione, della pace. Per questo motivo, nelle città dell'Occidente gli anni scorsi si tenevano soprattutto momenti di preghiera, più adatti delle cattoliche liturgie eucaristiche al carattere ecumenico dell'Incontro. In Polonia, invece, tutti i giorni (anche il primo dell'anno a mezzanotte!), i giovani sono stati invitati alla cattolica S. Messa; per di più, la presenza di espressioni in latino (peraltro diversissimo dal polacco) e la «passività» dei laici nella partecipazione alla messa hanno dato della Chiesa polacca, quantomeno nella sua azione liturgica, una immagine che in Italia, con i nostri metri di paragone, definiremmo «tradizionale».
Viene da proporre, perciò, due ordini di considerazioni, con il valore di ipotesi da verificare. Prima di tutto, i tanti polacchi che si recano abitualmente a messa denotano una grande ricerca di valori spirituali: l'ipotesi è sorretta dalla testimonianza dell'esponente di Solidarnosc, che vede nella Chiesa polacca un ruolo fondamentale nella ricostruzione morale e spirituale delle persone (con il che, forse, distingue e rende autonoma la propria azione politica). Lo stesso elevatissimo tasso di alcolismo, che alcuni giovani polacchi giudicano una piaga sociale (la cui gravità paragonano al dilagare della mafia in Italia), viene indicato come un sintomo del degrado morale che affligge la Polonia. In secondo luogo, vien da pensare che nel ruolo del clero e quindi della gerarchia ecclesiastica sia fortemente determinante l'azione quotidiana della Chiesa diversamente dall'Italia, dove il ruolo dei laici sembra essere sempre più fondamentale in molte realtà ecclesiali, a livello locale e nazionale. I limiti sopra ricordati non ci consentono di valutare se quest'ultima considerazione sia applicabile alla sola azione liturgica o anche all'azione pastorale della Chiesa polacca.
Come spendiamo i soldi?
Faceva uno strano effetto, l'ultimo giorno, sentire gli italiani per strada (per strada si sentono solo loro, anche se sono in netta minoranza ) domandarsi come fare a spendere i soldi rimasti. La «difficoltà» era legata non solo alla ricordata scarsità dei beni acquistabili, ma anche al favorevole cambio della moneta: per ogni lira i «kantor» (i cambiavalute legali anche se non ufficiali) avevano pagato anche 5 zloty, e con 80.000 lire si otteneva l'equivalente dello stipendio di un operaio. I giovani polacchi si guardavano sbalorditi e ci definivano milionari quando sentivano che un operaio, in Italia, può guadagnare 1.200.000 lire al mese, cioè 6 milioni di zloty,15 mensilità di un operaio in Polonia. Ovviamente, il costo della vita in Polonia, era più basso che in Italia, soprattutto per quanto riguarda i servizi pubblici; ma molti generi, in particolare i prodotti importati, anche se indispensabili secondo il nostro tenore di vita, risultavano a buon prezzo per noi, costosissimi per i polacchi. Questo valeva, ad esempio, sia per una lavatrice (400.000 lire per un italiano)che per un chilo di caffè (un decimo di stipendio medio in Polonia, equivalente a8.000 lire). L'uso del tempo al passato è d'obbligo perché l'inflazione in Polonia è altissima (al 600% annuo) e soprattutto perché proprio dal 1° gennaio entravano in vigore forti aumenti nei prezzi delle merci e nelle tariffe dei servizi pubblici (aumenti dell'ordine del 200-300%!): queste misure, praticamente imposte dal Fondo Monetario Internazionale per concedere nuovi «crediti» alla Polonia, forse freneranno l'inflazione già nel breve termine ma di certo richiederanno ulteriori grossi sacrifici ai polacchi, posti di fronte a un costo della vita ora più vicino al nostro ma con stipendi ancora sensibilmente inferiori. I polacchi, in verità, sembravano preparati (rassegnati?) a questi provvedimenti, forse perché già annunciati al momento della formazione del governo Mazowiecki: ma per quanto tempo dovranno e sapranno sopportare simili sacrifici? Un'ultima considerazione, conseguente alla precedente. I paesi dell'Occidente, Italia compresa, stanno predisponendo varie forme di aiuto economico alla Polonia, come agli altri paesi dell'Est. Ora, questo coincide, in casa nostra (ma non solo), con il disimpegno di aiuti ai paesi del Terzo Mondo (domandare all'Onu per credere). Vista l'ottica tutto sommato neocolonialista di buona parte di questi ultimi «aiuti», vien da pensare che anche quelli ora indirizzati all'Est difficilmente sfuggiranno agli interessi economico-politici del mondo occidentale. Saprà l'Italia resistere a questo «impulso» tipicamente capitalistico, per promuovere una autentica ed equa cooperazione? E, detto tra di noi, saprà la Dc indirizzare questa scelta di reale solidarietà internazionale di tipica ispirazione cristiana, che tanto si sventola sotto le elezioni e tanto si ammaina sui conti del «realismo economico»?

