1 - Gennaio 1990
26-27
Economia

La nuova frontiera di uno Stato più moderno

Settantasei - La nuova frontiera di uno Stato più moderno pagina 26-27
Il valore dei servizi pubblici, dalla difesa all'ordine pubblico, dalla giustizia alla buona amministrazione. Le possibili valutazioni economiche e le inestimabili valenze sociali e politiche. La pubblica amministrazione vive in un paradosso che rende molto difficile aumentarne l'efficienza.

Da alcuni anni è in atto in Italia e nel resto del mondo un dibattito molto intenso legato alla dimensione ed alla qualità delle spese dello Stato.

In Italia inoltre da tempo si discute anche della funzione e della validità delle partecipazioni statali. In questo articolo anziché valutare le partecipazioni statali attuali, argomento altrettanto complesso, si tenta di coniugare questo tipo di presenza dello Stato nell'economia con alcuni servizi che lo Stato compie attraverso altre forme organizzative.

Per lungo tempo negli anni la spesa pubblica ha avuto un andamento crescente tanto da far postulare ad alcuni studiosi economici che così dovesse sempre essere. Anzi la quota pubblica di prodotto nazionale lordo è sempre cresciuta a tassi maggiori di quelli con cui cresceva l'economia.

Tuttavia recentemente questo aumento, spesso sostenuto con deficit di bilancio, ha cominciato a diventare un problema ed un elemento di discussione per molte democrazie occidentali. In alcuni paesi questo continuo processo di crescita di pubblico sul privato è stato interrotto (Germania, Danimarca...) e persino invertito (Gran Bretagna).

Le maggiori preoccupazioni dei cittadini riguardo a questi avvenimenti non sono però rivolte alla privatizzazione dei settori industriali occupati dallo Stato, ma alla scarsa efficienza che caratterizzai servizi pubblici. Spesso ci si domanda se alla crescita numerica dell'economia nazionale corrisponda una pari crescita del proprio benessere od invece ci sia uno sperpero ingiustificato di risorse che non corrisponda ad un reale aumento del reddito nazionale. È come se si trattasse di una sorta di inflazione, per cui le spese che lo Stato compie non corrispondono ad un equivalente livello dei servizi che esso svolge. A questa preoccupazione si somma quella su chi, come e quando, pagherà gli immensi debiti sinora accumulati: ormai in Italia si è superato il milione di miliardi senza vedere segnali di riduzione.

Mentre infatti alcuni servizi, come la giustizia, la difesa, l'ordine pubblico, la buona amministrazione, sono dei veri e propri beni pubblici, tanto che non è possibile fissare un prezzo o determinarne il valore ed inoltre sono godibili in modo non esclusivo da tutta la collettività, esistono altri servizi che hanno delle caratteristiche semipubbliche: l'istruzione, la sanità, le poste etc... Essi possono essere valutati in termini di convenienza economica ma hanno anche valenze sociali e politiche che sono difficilmente monetizzabili.

In alcuni paesi infatti questi servizi sono considerati e gestiti come beni semipubblici, il cui uso viene incentivato o ridotto tramite facilitazioni economiche o ticket, mentre in altri paesi, come gli Stati Uniti, essi vengono gestiti più in termini privati che pubblici.

Gli anni '80 hanno evidenziato incredibili tassi di sviluppo delle attività private con aumenti di produttività che non sono stati osservati nei servizi semipubblici.

Anzi qualcuno (Baumol) ha addirittura coniato una teoria per cui lo Stato cresce come un parassita sull'aumento di produttività del privato.

Nella realtà la pubblica amministrazione vive in un paradosso che rende molto difficile aumentare l'efficienza.

Chi vi opera, lavora con normative che collegano in modo molto labile la remunerazione con il risultato del lavoro. Se egli lavora più intensamente non ne trae nessun vantaggio personale, anzi questo comporta per lui una maggior fatica; se viceversa l'impegno viene ridotto, la remunerazione resta però costante. Questo paradosso, che lo Stato vive, determina una situazione da cui è impossibile uscire se non modificando le norme e l'organizzazione.

È un poco quello che succede con l'inquinamento. Chi inquina coglie l'unico vantaggio e danneggia l'intera collettività, che invece soffre un grande danno a fronte di un piccolo vantaggio di un suo membro. Ebbene rispetto all'organizzazione burocratica che oggi regola i servizi semipubblici ed all'impresa che alcuni vorrebbero in luogo dello stato, esiste la possibilità di un mix delle due forme che garantisca una maggiore efficienza e che salvaguardi la caratteristica sociale dei servizi.

Tabella 1 – Spesa pubblica e debito

(Miliardi di lire)

ANNI

PIL

SPESA PUBBLICA

GIPIL

DEBITO AL 31.12

% PIL

1960

23.207

7.588

32.70

228.240

58.5

1965

39.124

14.581

37.27

283.130

60.5

1970

62.883

22.816

36.28

361.564

66.3

1975

125.378

57.816

46.11

455.543

71.9

1980

87.669

168.809

43.54

560.883

77.1

1986

896.321

473.456

52.82

793.096

92.4

1987

979.677

518.483

52.92

907.842

92.4

1988

1.078.863

572.379

53.05

1.011.000

94.2

Fonti: A. Martino «Noi e il fisco», cit. p. 72 e Banca d'Italia, «Appendice alla Relazione del Governatore», 1988.

R. Bedetti «La finanziaria 1989 approvata dal Parlamento e decreti di fine anno», Rivista di politica Economica 1989, p. 137.

Tabella 2 – La spesa pubblica per funzione in Italia

(amministrazioni pubbliche)

VOCI

1980

1985

1987

CONSUMI COLLETTIVI

Composizione %

 

14.7

16.4

16.9

Servizi generali

 

24.6

24.6

25.0

Difesa

 

11.3

12.6

12.4

Istruzione

 

28.9

28.3

28.6

  • Sanità
 

20.3

18.8

18.4

Previdenza e assistenza

 

4.4

4.4

4.5

Abitazioni

 

2.6

3.2

3.1

Servizi ricreativi

 

1.3

1.5 .

1.4

Servizi economici

 

6.6

6.7

6.6

Per memoria:

       

Spese non ripartite

 

0.3

0.3

0.1

TOTALE SPESA PUBBLICA

Composizione%

 

43.54

53.06

52.92

Servizi generali

 

12.5

13.8

13.1

Difesa

 

4.4

4.7

4.8

Istruzione

 

12.5

11.6

12.2

Previdenze e assistenza

 

34.5

36.4

36.7

Abitazioni

 

3.7

4.2

3.8

Servizi ricreativi

 

1.2

1.2

1.3

Servizi economici

 

16.6

15.7

15.5

Per memoria:

       

Spese non ripartite

., ...

9.0

14.1

14.7

Fonti: ISTAT, Conti delle amministrazioni pubbliche e della protezione sociale anni 8087, Collana d'informazione, 89. Gli importi riportati nelle voci di totale sono rapportati al Pii, le composizioni percentuali sono calcolate escludendo le spese non ripartite delle quali, per memoria, si riporta la percentuale rispetto al totale (si ricorda che l'onere per interessi costituisce gran parte della spesa pubblica non ripartita).

Privatizzare non equivale ad efficienza

Peraltro si sa che privatizzare non significa aumentare di per sé l'efficienza. Anzi per questo tipo di servizi la privatizzazione tout court potrebbe dare luogo a non desiderate discriminazioni o disuguaglianze. Per aumentare l'efficienza l'unico modo è introdurre la concorrenza. Credo che questo emerga abbastanza facilmente analizzando quanto successo negli ultimi dieci anni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

L'obiettivo in questo caso è dunque quello di rompere il monopolio di questi servizi, come oggi praticamente è; salvaguardarne le caratteristiche sociali e mettendo tra loro in concorrenza gli operatori. lo credo che all'interno delle partecipazioni statali ci sia lo spazio per fare tutto ciò.

Se consideriamo la ripartizione funzionale delle spese dello Stato mostrata nella tabella 2, e sommiamo quelle relative all'istruzione, alla sanità, alle abitazioni, otteniamo nel 1987 una cifra pari a circa441.000LMdi ed equivalente al 45% del totale della spesa pubblica.

Un miglioramento dell'efficienza del 15% per questi servizi significherebbe una crescita reale del reddito nazionale superiore alle migliori previsioni di crescitadel prodotto interno lordo italiano per i prossimi anni. Credo,anche se non dispongo di misure al riguardo, che tutti gli italiani siano convinti che esistano possibilità ben maggiori di un aumento dell'efficienza del 15% indicato.

In conclusione il tema vero dello Stato oggi è quello di aumentare la propria efficienza in modo da poter rispondere realmente ai bisogni dei propri cittadini. La politica delle vendite e di un suo ritiro da alcuni settori è corretta solo per una piccola parte delle attività che ora svolge. Probabilmente una simile politica fornirebbe un grande stimolo all'aumento di efficienza ma su molte attività probabilmente bisognerebbe ancora esercitare un esteso controllo.

Le partecipazioni statali sono invece l'ambiente economico in cui per molti servizi che lo Stato svolge si otterrebbero i significativi incrementi di produttività legati alla forma organizzativa dell'impresa senza perdere il loro significato e la loro validità sociale.