Qualcuno, dopo l'esito del Consiglio nazionale del 19 e 20 febbraio ci ha rimproverato di coltivare un'anima minoritaria, un gusto «diabolico» per la minoranza. Non è così. E torniamo a spiegarlo. Sin dai tempi del Congresso numerosi amici della sinistra dc e il gruppo di coloro che si ritrova attorno a «Settantasei» hanno ritenuto, e lo hanno affermato pubblicamente, che la sinistra dc dovesse dare un segnale all'esterno del partito.
Che questo segnale non dovesse essere di isterica chiusura o di desolante rassegnazione, questo credo lo pensassimo tutti.
E allora la strada era una sola: essere minoranza in un partito che, già dal Congresso, aveva dimostrato di avere una maggioranza, presente e pervasiva. Non solo. Essere una minoranza sapendo di poter tornare ad essere maggioranza nel Paese, incontrando la società civile su tematiche ben precise, su battaglie concrete, su posizioni rigorosamente improntate ad una «nuova Dc» palesata dalle segreterie di Zaccagnini e di De Mita, e che dunque vivevano nella speranza di abbattere definitivamente la «vecchia Dc» che invece è tornata a galla con Forlani ed Andreotti. Questo per un anno, e nonostante noi, è rimasto lettera morta, con gli effetti che tutti abbiamo potuto vedere.
La misura, con il «patto di Roma», le leggi sulla droga e l'emittenza televisiva impostate fuori dalla collegialità degli organi di partito (alla faccia della legalità), la vicenda di Palermo, era ormai colma e la decisione è finalmente arrivata. Anche perché il segretario Forlani, nella sua relazione, non più deludente del solito, ha riaffermato una linea politica divergente dalle scelte del 1987 (la collaborazione-competizione con il Psi) ed ha citato persino la vicenda del Mrp francese, che più d'ogni altra cosa dovrebbe mettere in guardia dalle tentazioni di rivolgersi a destra, quasi a volerci indicare un modello di partito verso cui ridislocarsi. Ma non basta. Il Cn si è svolto con ritmi da Comitato centrale del Pcus di Breznev. E ancora, qualche amico ci ha fatto notare che , un certo punto, mentre parlava Fanfani, sotto il manifesto della Spes «La solidarietà cambia il mondo» si sono venuti trovare Forlani, Andreotti, Citaristi oltre al già citato Aretino più famoso (dopo Pietro). Veniva da sottolineare che solo la Dc sembra non cambiare mai. E noi non siamo tra quelli che ritiene questo un fatto positivo e coessenziale alla vita del nostro partito. È troppo? È poco? Per noi è abbastanza per confermarci nella scelta di essere minoranza democratica. E se si è in minoranza si fa opposizione. Opposizione chiara e netta alla «vecchia Dc», altrimenti è il trasformismo.
Ma siano d'accordo che l'opposizione non basta e non deve essere fine a sé stessa.
Perciò ci batteremo perché si arrivi ad un incontro della sinistra, magari a Chianciano, a tesi, in cui si parli di programma, per proporlo al nostro partito ed al Paese.
In cui si affronti la questione delle regole e dei diritti sociali. In cui insomma la sinistra delle riforme istituzionali ritrovi quella delle riforme sociali sapendo che si è chiuso un ciclo e se ne apre un altro in cui noi siamo un pezzo della sinistra del Paese, radicato nella Democrazia cristiana, e conscio dei propri diritti e doveri democratici. Altro che gusto della minoranza, l'unico vero sapore che ci piace è quello della politica. Stare «a bocca asciutta» per un po' è il modo migliore per tornare a gustarla.

