2 - Febbraio 1990
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Editoriali

Cinismo e sonnolenza per gli anni ’90

Settantasei - Cinismo e sonnolenza per gli anni ’90 pagina 5

E così è passata anche l'Assemblea nazionale degli amministratori dc. Un'altra occasione finita alle spalle, ancora senza lasciare traccia in questo deserto di iniziative e di idee in cui sta boccheggiando il partito.

Ci avviciniamo ad una campagna elettorale in cui i tradizionali punti di riferimento sul piano internazionale, sino ad oggi sempre al centro del confronto anche prima di elezioni amministrative, sono stati travolti dalla storia, in cui lo schema facile e rassicurante dell'alternativa tra due sole possibili alleanze negli enti locali, aggregate attorno alla Dc o al Pci, finirà per scomparire sul piano politico in conseguenza del cambiamento che comporterà per tutti un Pci che dichiara di non essere più comunista ma anche sul piano numerico per la presenza nei Consigli di un numero sempre maggiori di esponenti verdi o di liste locali.

Eppure noi, grazie a questo misto di sonnolenza e cinismo con cui oggi viene gestita la presenza politica della Dc, rispondiamo con un silenzioso immobilismo.

Passa la riforma delle autonomie locali raccontando ai gruppi parlamentari che si deve accettare un illogico stralcio delle norme elettorali per non infastidire i suscettibili alleati di governo, con l'impegno però di farle approvare a parte prima delle elezioni amministrative (forse quelle del '95). Vengono accantonati pericolosi criteri di rigidità nella formazione delle liste e per non cadere nel pericolo di fare gratuito moralismo si arriverà probabilmente presto alla coraggiosa ipotesi di estromettere soltanto gli amministratori già con condanna definitiva (o, meglio, soltanto quelli con interdizione dai pubblici uffici). Si ignora tutto quello che è avvenuto e sta avvenendo ogni giorno per affrontare il tema delle alleanze con un patetico richiamo al fantasma del pentapartito.

Abbandonati da chi aveva creduto?

Grazie a queste non scelte il rischio per la Dc il 6 e 7 maggio è veramente grande. Il rischio è prima di essere abbandonati da quelle fasce di elettorato che avevano creduto nel nostro rinnovamento e poi di restare emarginati nei Consigli comunali, piccoli laboratori per tutti, per sperimentare l'alternativa alla Dc.

Ma noi non sceglieremo la strada facile del disimpegno. La scelta della sinistra dc di essere minoranza nel partito ci spinge anzi ad essere presenti tra la gente con maggiore determinazione, per chiedere consensi nella convinzione che questi andranno utilizzati, dopo il 7 maggio, per ridare respiro e speranza alla nostra presenza negli Enti locali in un quadro politico che sarà segnato da profonde novità.

Non serviranno infatti i richiami delle segreterie nazionali dei vari partiti, non basteranno pressioni o mediazioni: ormai i tempi stessi ci stanno portando in una situazione in cui le alleanze locali si formeranno, senza più pregiudizi, sui programmi, sulla qualità dei rapporti tra le forze politiche locali, sulla condivisione di alcune scelte di fondo e non su logore scelte di schieramenti precostituiti.

Per questo ci impegneremo e chiederemo consensi. Perché la Dc trovi il coraggio, le idee e gli uomini per affrontare un futuro politico con meno certezze ma con più speranze. Perché il patrimonio di ideali dei cattolici democratici deve servire sempre per cercare il nuovo e non per difendere il vecchio.