Il recente richiamo rivolto a tutti i partiti dal Presidente della Repubblica pone l'esigenza di recuperare il ruolo e la funzione a loro attribuita dalla Costituzione così come sancisce l'art. 49: «tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale» Il monito nasce dalla constatazione del degrado dell'attuale sistema politico dovuto sia alla delegittimazione del ruolo centrale dei partiti – quello di essere strumento di raccordo tra la società e le istituzioni – sia alla presenza sempre più forte e strutturata di gruppi di potere basati esclusivamente sull'acquisizione di un «pacchetto di tessere».
Le quali spesso non sono espressione di una convinta adesione ma strumento per aumentare il numero degli elettori interni a favore di una corrente o di un leader. Infatti il controllo di una quota di soci consente di avere, proporzionalmente, anche una fetta di potere interno attraverso gli organi deliberativi. I quali essendo preposti alla formazione delle liste a tutti i livelli, alla determinazione delle cariche di assessore, sindaco, ministro, alle nomine di tutte le cariche pubbliche ad elezione indiretta (consigli di amministrazione, U.SS.L., comitati di controllo), all'assegnazione dei collegi uninominali dell'amministrazione Provinciale e del Senato, hanno un ruolo rilevante nell'indicazione dei propri rappresentanti nelle istituzioni.
È dunque questo sistema chiuso che inizia dal «pacchetto di tessere» che determina nel nostro Paese gran parte della rappresentanza elettorale.
La sola possibilità di rompere questo sistema è oggi affidata agli elettori i quali, laddove esiste il sistema del voto di preferenza, possono scegliere i propri rappresentanti. Anche se, soprattutto negli ultimi anni, gruppi di interessi, accordi trasversali tra correnti, compravendita di voti di preferenza favoriscono solo alcuni candidati.
La denuncia di questa realtà da sola non basta, così come il richiamo in sé alla Costituzione è nullo non lo si accompagna alla individuazione di criteri capaci di rendere più credibile tutto il sistema politico. Occorre superar la concezione ottocentesca dei partiti e riportare l'uomo al centro della politica, occorre garantire una pubblica amministrazione più trasparente, una selezione della classe dirigente più competente ed onesta, un pluralismo di comunità territoriali più autentico.
Solo affrontando questi temi riusciremo a consolidare la democrazia nel nostro Paese.
Solo ristabilendo il governo delle legge la «democrazia» può tornare dentro i partiti. Solo le «regole» sono la garanzia del cambiamento. Regole chiare, da affermare nei confronti di tutti e da rispettare nell'interesse di tutti, sia nella gestione del partito che nella selezione della classe dirigente, e sia nella designazione delle rappresentanze e delle candidature, che sui processi decisionali.
A fine marzo, potremmo conoscere i criteri adottati dai partiti per l'individuazione dei propri candidati nelle prossime elezioni amministrative. Se saranno cioè uomini senza precedenti penali e con requisiti di professionalità.

