2 - Febbraio 1990
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Elezioni

Da chi compreresti un'auto usata?

Settantasei - Da chi compreresti un'auto usata? pagina 7
La composizione delle liste per le prossime elezioni amministrative è il primo banco di prova della volontà, o meno, di cercare un nuovo rapporto con i cittadini. Un circuito «vizioso» tra lobbies, e spese per le campagne elettorali.

Da molte settimane i mass media hanno cominciato manovre più o meno trasparenti volte ad informare i cittadini circa i possibili candidati alle prossime elezioni amministrative, con particolare attenzione ai candidati sindaco, candidati presidenti, etc.. Nonostante abbia perso punti la tendenza a polarizzare l'attenzione sul grande nome capolista, alcuni partiti, carenti di proposte politiche e di uomini credibili, continuano su questa strada che, in certi casi, può essere definita di vero malcostume politico. Il grande capolista in un partito di massa può anche fornire il «colpo d'anca» per la vittoria finale ma è risultato evidente a tutti che è la pattuglia dei secondi, terzi, e così via, che poi amministra veramente e consente, o meno, ad un ente locale di «servire» la comunità, di svolgere con correttezza e competenza l'azione politico-amministrativa, di mantenere per l'intera legislatura (compatibilmente con le intenzioni dei partners di coalizione)la stabilità politica necessaria per governare in modo continuativo ed incisivo.

Di qui l'importanza della lista dei candidati, siano assai noti o sconosciuti, «forti» o deboli, per instaurare un rapporto corretto coni cittadini chiamati ad esprimere il loro «giudizio propositivo» attraverso il voto. La composizione di una lista è il momento principale per valutare la capacità di un partito politico di proporre la classe dirigente del paese. Tutti i candidati devono re in possesso dei requisiti politici e morali per diventare classe dirigente, anche se hanno poche speranze di essere i prescelti dai cittadini e, a maggior ragione, se queste speranze, o magari certezze, le hanno.

In questo clima di affrettata restaurazione che affligge la democrazia cristiana di oggi è bene ribadir che alcune regole fondamentali dovranno comunque rimanere e senza pensare di instaurare tribunali delle coscienze; un valutazione degli aspiranti candidati, basata su regole codificate, dovrà esserci di essere inflessibilmente applicata, perché non è sicuramente scritto nella Carta costituzionale che chiunque, singolo cittadino o portatore di interessi corporativi, di lobbies, debba necessariamente trovare posto in una lista Dc.

Il presentare liste di candidati coi quali ognuno di noi «comprerebbe un'auto usata» non è ovviamente una garanzia sufficiente per assicurarsi né un buon risultato, né un'azione politica del partito più incisiva e coerente, ma è comunque una condizione necessaria, se non indispensabile.

Deve comunque essere attivata una analoga autoregolamentazione interna per far sì che l'equilibrio partito-eletti sia di confronto e proposizione e non di scontro ed immobilismo.

Solo in questo modo potranno essere coinvolte nuove energie che, con vero spirito di servizio, si affacciano alla politica, ora unicamente ricercate come riempitivi per l'immagine.

Dalle scuole di politica di tutta Italia escono giovani e meno giovani preparati e disponibili al «servizio», ma se si continuerà a privilegiare le lobbies (anche se le si chiama più prudentemente ambienti) e i politicanti di mestiere (quelli che trovano sempre un Consiglio di Amministrazione che gli permette di vivere non lavorando), non potremo mai coinvolgerli proficuamente.

E anche se qualcuno accetterà comunque sarà una goccia in un mare e non potrà portare né risultati migliori né, soprattutto, cambiare il rapporto tra politica e società e presentare alla gente un'immagine (ma anche una sostanza) della politica, più pulita, più vicina, più credibile.

Certo è che per ridare senso e credibilità alla politica occorre comunque un impegno più vasto che deve coinvolgere tutte le forze politiche e sociali, ad esempio cominciando a regolamentare le campagne elettorali e soprattutto le spese elettorali, bloccando la spirale dei sempre maggiori investimenti operati da interessi forti che già ora condizionano pesantemente la vita politica e che rischiano di estendersi anche ai più piccoli enti locali del nostro Paese.