2 - Febbraio 1990
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Partito

Milano. Un commissariamento fallito?

Settantasei - Milano. Un commissariamento fallito? pagina 9

La storia del commissariamento di Milano città voluto da Ciriaco De Mila insieme agli altri grandi centri, inizia con la consapevolezza di avere un partito cittadino che non è più in grado di farsi sentire dalla gente. Siamo di fronte a un partito strutturato sulla carta con parecchie sezioni territoriali che non riesce ad ottenere il consenso (vedi il grande crollo alle elezioni politiche del 1983).

C'erano grosse aspettative nel mondo ambrosiano, sia cattolico che «laico», per questa presa di posizione del segretario nazionale. Molte erano le denunce verso un partito rigonfiato di tesserati «clientelari», un partito che non era in grado di tenere testa, nel regno del «craxismo», alla avanzata socialista, anche perché invece di fare una seria opposizione negli anni delle giunte di sinistra, era stato docile ad aspettare le «briciole di potere» che cadevano dal tavolo socialista. Ci si aspettava la nomina di un coordinatore dal «volto nuovo» che fosse in grado di spezzare la logica delle tessere e sconfiggere quei gruppuscoli senza identità politica che avevano fatto diventare la Dc milanese una società per azioni di basso profilo. Gente che senza farsi grossi problemi, dall'oggi al domani cambiava alleanze per vere operazioni di potere. E invece fu nominato Roberto Mazzotta che per anni, alleato con i suddetti gruppuscoli, aveva gestito la «balena bianca» milanese facendola arenare nelle secche dell'immobilismo e del peggior «doroteismo».

Praticamente il partito venne congelato e a farne le spese furono gli esponenti della sinistra sempre più emarginati anche perché denunciavano questa situazione.

Il paradosso consisteva nel fatto che questo era stato attuato da un segretario nazionale della sinistra.

Il secondo capitolo del commissariamento vide Bruno Tabacci, che era contemporaneamente segretario regionale lombardo e presidente della Regione Lombardia, succedere a Roberto Mazzotta, premiato con la nomina alla presidenza della Cariplo.

Tabacci, chiamato ironicamente da molti «Rambo» per le sue innumerevoli occupazioni, era finalmente un uomo della sinistra, e si pensava che avrebbe contribuito a rimettere in moto il partito e pulirlo del fango e della ruggine che vi si erano posati sopra.

Nulla di tutto questo!

Egli cercò di costruire un gruppo dirigente che faceva leva su persone chiacchierate, che si diceva possedessero forti quote di tessere grazie all'opera clientelare usata nell'azienda dei trasporti milanesi Atm. La base e la sinistra democristiana milanese, che cercavano di stimolare il nuovo coordinatore, al contrario, vennero sempre di più emarginate. C'erano quasi una regia per distruggere la sinistra dc milanese o, per lo meno, far sì che non potesse nuocere.

Tutti sanno come andò a finire: Tabacci perse tutti i posti di responsabilità e a Milano nel congresso

cittadino del 1983 venne eletto segretario Gaetano Marazzoni, vecchia conoscenza del moderatismo milanese con il grosso contributo di tutti i gruppi più chiacchierati del partito.

Nel frattempo la Democrazia cristiana, dopo essere tornata al governo della città nel 1985, venne cacciata in malo modo dal Psi ed invece di organizzare una seria opposizione si sta ora comportando in maniera molto squallida, facendo da stampella ad una giunta rosso-verde sempre più rissosa, aspettando di essere richiamata al tavolo del potere del padrone Psi per poter consumare ancora qualche gustosa «briciola».