4 - Aprile 1990
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Editoriali

La sinistra dei valori

Settantasei - La sinistra dei valori pagina 3

Stando a quanto si legge sui settimanali (i quotidiani, se possibile, sono anche più frenetici) uno spettro si aggirerebbe per la nostra penisola, l'unità della sinistra (o unità socialista nella versione craxiana).

L'ectoplasma, rinvigorito dal Congresso comunista e dalla assise programmatica di Rimini del Psi avrebbe preso sembianze umane (di alternativa) nell'ormai mitico Camper su cui Craxi fa e disfà i destini politici del nostro Paese, in un incontro tra lo stesso ed i comunisti D'Alema e Veltroni. Da qui sondaggi, articoli più o meno battaglieri, inni e peana o alcuni «all'armi, ritorna il Fronte» da un po' tutte le parti dello schieramento politico italiano. Si può, a freddo, ragionare su tali avvenimenti, fuori dal contingente e dalla quotidianità? Ci proviamo. Credo che nessuno vorrà negare la liceità di un gruppo dirigente del Pci che cerca di rinnovarsi, di fare i conti con la propria storia, di imporre anche scelte su cui si gioca in prima persona, a cercare con ogni mezzo possibile le condizioni per giungere al Governo del Paese. In questo senso è emblematica la scelta di D'Alema, «ponte» tra i due fronti interni al Pci, il più antisocialista (secondo i socialisti ma non solo) dei dirigenti di Botteghe Oscure che, di fronte alla possibilità di introdurre meccanismi di lavoro comuni con il Psi per una possibile alternativa di Governo, si incontra con Craxi perfino in un vituperatissimo (fino al giorno prima) camper. Ma certo è nel suo pieno diritto e dovere di dirigente far vincere il proprio partito.

D'altro canto nessuno nega, e quando ci si è provati, son volati schiaffoni, la libertà del Psi di giocare nella politica italiana «con le mani libere». Anche se lo negassimo a parole il Psi lo ha ormai così interiorizzato, questo atteggiamento, da essere il partito, l'unico, che è sempre al potere (al Governo nazionale da trenta anni con la Dc, negli enti locali quasi sempre o con giunte di pentapartito o, indifferentemente, con giunte di sinistra). Rimane il fatto, a bocce ferme, che tra Pci e Psi, proprio adesso che il Pci a Bologna toglie di mezzo le alternative di «schieramento», non pare, francamente, di scorgere molta unità di programma: droga, immigrati, presidenzialismo (quale tipo, Usa o francese?), crisi della politica (Occhetto la vede e la vuole riformare; Craxi ne sfrutta i lati che lo aiutano a consolidare il suo potere di rendita).

Insomma, parole e fatti sono chiari. Se i programmi non coincidono o l'accordo non c'è e sia Craxi che Occhetto hanno bisogno ora, tatticamente, l'uno dell'altro. Oppure, a cominciare dalle prossime giunte locali, ci troveremo di nuovo di fronte a giunte di «schieramento». Dunque, al «ritorno al futuro» del 1983. Il «pre-De Mita». Tutti contro la Dc (vedi La Malfa, vedi Cariglia e le loro ultime dichiarazioni, e tacciamo, per amore di patria, le parole di Altissimo). Ed essendo in clima «posti-deologico» il fatto può essere ancora più grave, perché da un lato tutti i partiti e le correnti di pensiero in essi, si sono sempre più omologati senza mantenere nemmeno i caratteri positivi della «diversità»; dall'altro lato, e considerata con la fine del comunismo anche quella dell'anticomunismo, un'alternativa politica alla Dc diventa anche più probabile, e quel che è peggio se il «camper di Rimini» qualcosa può insegnarci, su un programma ed un impegno della sinistra italiana del tutto «minimalista».

Se questo scenario non è troppo irreale, i rischi per la Dc aumentano. Non tanto perché si potrebbe andare all'opposizione (la vera democrazia è alternanza e noi certo non la temiamo, assolutamente), quanto perché invece di rispondere a colpi di «partito di programma» che parla al Paese ed a tutto lo schieramento politico senza complessi, il rischio, con la maggioranza attuale è che si veleggi, magari sull'onda dei ricordi, verso la destra e la moderazione.

Per questo la sinistra Dc è determinante, nuovamente, come nel 1976, come nel 1983, per far uscire tutta la Dc dal vicolo cieco in cui pare essere ora.

E può farlo aprendosi al resto del partito ed al Paese. A tutto lo schieramento politico italiano ed alle forze vive della società civile. Perché se la sinistra italiana oggi si incontra nel Camper di Craxi, l'unica «sinistra dei valori», con una propria visione della vita e della politica che può diventare progetto politico per l'Italia del terzo millennio, rimane la sinistra Dc.