4 - Aprile 1990
20-21
Pensiero forte

Il tallone di Achille di Vattimo & Co.

Settantasei - Il tallone di Achille di Vattimo & Co. pagina 20-21
Con il crollo dell'ideologia comunista e il tramonto di quelle verità che a molti sembravano stabili e sicure, si consolida la filosofia del pensiero debole. La ragione "debole" riconosce il difficile compito di leggere la realtà ma non propone nuovi progetti...

La trasformazione dei rapporti Est-Ovest e la crisi definitiva dell'ideolog1a comunista stanno cambiando l'intero villaggio globale in cui viviamo. Probabilmente, vedremo la dissoluzione della bipolarità, sulla quale i rapporti Est-Ovest si erano fondati, e la comparsa di momenti di instabilità a cui potrà porre rimedio l'Europa comunitaria, se saprà risolvere al suo interno la «questione tedesca». La disgregazione della politica e della cultura comunista, da un punto di vista culturale e filosofico, sembra dar ragione ad una cultura molto affermata nei nostri giorni: la filosofia del pensiero debole, che ha influenzato anche altri campi del sapere come la critica letteraria ed artistica o la stessa riflessione politica.

La riflessione politica d'ispirazione comunista affondava le sue radici su una cultura totalizzante che aveva ribaltato una metafisica, il cui oggetto era l'ultramondano, in un'altra esclusivamente storico-concreta. La caratteristica principale della metafisica, però, era rimasta. Infatti entrambe pretendevano di giungere a dei principi immutabili che valevano per tutti gli aspetti della realtà, soltanto che i primi erano al di là della storia, i secondi all'interno della storia, ma ugualmente sicuri, stabili ed evidenti. L'attuale travaglio del Pci conferma che il cambiamento a cui stiamo assistendo è profondo e doloroso in quanto coinvolge la fede in un tipo di società basata sua una verità precisa e definita. Il comunismo aveva fornito una verità sicura a cui ispirarsi non solo nella vita politica, ma anche in quella etica. La crisi di questa verità tocca profondamente le convinzioni di una persona che si sente coinvolta fin nel profondo della propria coscienza. Basterebbe solo questo per destare un convinto rispetto di fronte ad un simile travaglio. Ma il rispetto si tramuta in profondo interesse culturale e filosofico se si considerano altri aspetti.

Un pensiero debole senza verità

Il tramonto di queste verità stabili e sicure sembrano confermare alcune conclusioni a cui è giunta la filosofia del pensiero debole. Questa filosofia, il cui massimo esponente è Gianni Vattimo, ha ripensato originalmente il pensiero di Heidegger e di Nietzsche in rapporto agli eventi storici e culturali che stiamo vivendo. In poche parole, ammesso e non concesso che sia riassumibile una filosofia, i fondamenti culturali su cui si appoggia sono questi: la storia della cultura sta vivendo un momento nel quale non sono più rintracciabili verità metafisiche certe, sicure ed evidenti. Questo vale per la religione, per la filosofia, per la politica e per qualsiasi altra manifestazione del sapere. Infatti il paradigma che viene preferito da Vattimo è quello artistico, inteso come creazione e distruzione continua di concetti che servono per interpretare la realtà. In questa maniera la ragione non ha più la possibilità di trovare principi veri, universali e totalizzanti che possano guidare la vita etica e politica dell'individuo. La ragione riconosce la sua debolezza nell'affrontare il difficile compito di una lettura della realtà e per questo la filosofia che ne deriva viene chiamata debole, anche per differenziarla dalla filosofia forte presente e passata che pretende di comprendere in maniera totalizzante la vita individuale e collettiva.

In una semplice definizione questo processo viene definito come irrimediabile crisi della metafisica.

La crisi della cultura e della prassi comunista, sia a livello nazionale che internazionale, sembra confermare una lettura della realtà fondata sulla «filosofia debole». Infatti troviamo confermata la crisi dell'ultimo pensiero totalizzante che pretendeva d'imporre una verità al singolo ed alla collettività. Questo venir meno di una politica «forte» dovrà affrontare necessariamente alcuni problemi che sono presenti a tutti i partiti ed a tutta la cultura occidentale: se da un punto di vista filosofico e politico vengono meno i grandi sistemi totalizzanti, a livello storicosociale si affacciano problemi globali derivanti dalla trasformazione del pianeta in un villaggio globale.

Questo vuol dire, ad esempio, che i problemi del sottosviluppo in Africa si ripercuotono immediatamente in tutto il pianeta, come dimostrano gli ultimi fatti di cronaca sugli immigrati non europei in Italia.

Nuovi bisogni mondiali e risposte politiche

La contrapposizione tra nuovi bisogni mondiali e risposte politiche e culturali impone il ripensamento radicale della carica progettuale della ragione all'interno del mondo contemporaneo, per evitare conflitti sociali che sono sempre rischiosi da un punto di vista planetario.

Sembra evidente una difficoltà politica, ma anche culturale, nell'affrontare i problemi da un punto di vista globale. La filosofia del pensiero debole non aiuta a far questo. Mentre rappresenta una valida critica nei confronti di una politica e di una cultura fondata su principi statici e totalizzanti che perdevano di vista il reale divenire della storia, dei popoli e delle coscienze, sembra molto carente nel lato propositivo. La risposta che la critica è già una prima costruzione non convince. L'attuale crisi sta preparando, ed in parte ha già realizzato, la formazione di una nuova serie di problematiche che devono essere affrontate sia a livello culturale che politico, e sempre da un punto di vista globale.

Solo se la cultura saprà raccogliere le nuove esigenze del mondo contemporaneo, potrà chiarire quali siano i nuovi progetti che l'uomo deve prefiggersi per il suo sviluppo.

La ragione non può abbandonare la sua carica progettuale, poiché proprio le trasformazioni del mondo contemporaneo dimostrano che c'è bisogno di nuovi progetti che sappiano dare un senso ed un nuovo modo di vivere il rapporto tra uomo e uomo (nuovi rapporti internazionali Nord-Sud, Est-Ovest), e tra uomo e Terra (il grave problema dell'ambiente e dello sviluppo), Questa problematica; antica e nuova nello stesso tempo, impone di ripensare una nuova metodologia ed un nuovo obiettivo più vicino alle problematiche che l'uomo contemporaneo sta vivendo.

Una caratteristica sembra inevitabile all'interno dei nuovi progetti che l'uomo deve prefiggersi: i bisogni dell'uomo ed i problemi della collettività cambiano continuamente ed è illusorio rimanere ancorati a credenze stabili e sicure poiché si corre il rischio di essere superati dalla storia e di perdere una caratteristica fondamentale della politica, quella di essere continuamente aggiornati delle problematiche sociali per creare nella società delle condizioni che evitino il conflitto.

La politica di tutti i partiti sembra impegnata, per ora, nella difesa o in un adattamento al cambiamento, generando all'interno del sociale elevati tassi di conflittualità. Non è giunta l'ora di provare a diminuire il tasso di conflittualità mediante progetti che non siano più a breve termine?

Piccola bibliografia

  • Lyotard, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, Feltrinelli
  • G. Vattimo, Rovatti, Il pensiero debole, Feltrinelli
  • G. Vattimo, La fine della modernità, Garzanti
  • G. Vattimo, Al di là del soggetto, Feltrinelli