5 - Maggio 1990
12-13
Riforme

Turbo presidente

Settantasei - Turbo presidente pagina 12-13
Dopo “l'appello di Pontida”, la semi-disponibilità del Pci, le tesi dell'Assemblea Programmatica del Psi di Rimini, il "Presidenzialismo" è in gran voga nel nostro Paese. Peccato che quasi nessuno vada oltre lo slogan per spiegare eventualmente come dovrebbe funzionare.

La giostra della Grande Riforma ha ripreso a girare. A metterla in moto è stato l'appello di Pontida, che ha permesso a Craxi di rispolverare la proposta di elezione diretta del Presidente della Repubblica, riequilibrandola con un rafforzamento dell'autonomia regionale, alla ricerca, anche, di una convergenza con il più accondiscendente nuovo Pci. Il Capo dello Stato non sarebbe più eletto «dal Parlamento riunito in seduta comune dei suoi membri», come recita l'art.83 della Costituzione, ma con un non ben definitivo voto popolare, e, pur con la più ampia legittimazione, manterrebbe inalterati i suoi poteri. In termini ingegneristici sarebbe come montare un motore da formula 1 su una utilitaria, lasciare invariati i limiti di velocità, e pretendere di risolvere così i problemi del traffico; non è necessario essere un meccanico o un urbanista per capire che l'operazione, oltre a rivelarsi probabilmente inefficace, presenta anche alcuni rischi. A seconda del suo stile di guida il presidente potrebbe:

  1. stare ben attento a non superare il limite dei 50 Km/h; ed in tal caso è probabile che finisca col fondere il motore, o, nella migliore delle ipotesi, col deludere coloro che in esso avevano investito il loro voto, cioè i cittadini.
  2. non resistere alla tentazione di spingere fino in fondo l'acceleratore, creando notevoli pericoli per il traffico, e mettendo in seria difficoltà i vigili che eventualmente volessero elevargli qualche meritata contravvenzione. Ed anche in questo caso a farne le spese sarebbero i soliti pedoni.

E certamente vero che i sistemi presidenziali esistono, e non sempre sono causa di ingorghi e tamponamenti, ma ciò perché l'elezione diretta del Capo dello Stato è inserita, come negli Usa, in un armonico sistema di freni e contrappesi fra Presidente, Congresso e Corte Suprema; di questo però, i socialisti sembrano non voler tener conto. Così, mentre oggi la massima carica statuale è espressione di quelle stesse forze che, raccolte nel Parlamento, attribuiscono e tolgono la fiducia al Governo, se si accettasse la proposta socialista, la maggioranza presidenziale potrebbe non coincidere con quella delle Camere, aprendo la via a pericolosi conflitti, che il nostro sistema – molto diverso da quello francese difficilmente riuscirebbe a comporre. E in tal caso a poco servirebbe il pure necessario rafforzamento delle Regioni.

Verso la riforma del sistema elettorale

Ma – dicevamo – oltre a presentare dei rischi, l'appello socialista non sembra neanche cogliere il centro del problema: ci si accorge infatti che gli ingorghi non sono dovuti tanto alla scarsa velocità delle automobili, quanto al loro numero eccessivo: non abbiamo bisogno di una figura forte che accentui il già diffuso fenomeno della personalizzazione del potere, quanto, piuttosto, di una semplificazione dell'attuale sistema partitico. Se realmente si mira alla costituzione di coalizioni stabili; se veramente si vuole dare ai cittadini il potere di scegliere il Governo che preferiscono, e di cambiarlo quando non li soddisfa più; se si è disposti ad un confronto chiaro e aperto da cui possano scaturire una maggioranza e un'opposizione ben definite, la strada da imboccare è quella della riforma del sistema elettorale, che, senza richiedere modifiche al dettato costituzionale, si pone come presupposto essenziale di ogni eventuale «Grande Riforma».

Detto ciò, a noi pedoni non resta che sperare in quei vigili ancora disposti a fare uso del fischietto quando qualcuno dimentica le cinture di sicurezza.

 

 

Cosa ne pensavano alla Costituente

I Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All'elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d'Aosta ha un solo delegato.

L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.»

Questo il testo dell'art.83 della Costituzione. Può essere interessante ricordare, seppure in sintesi, il dibattito che condusse alla sua approvazione, per coglierne lo spirito e capire quali motivazioni orientarono i costituenti nella loro scelta.

All'interno dell'Assemblea si decise di costituire una Commissione di 75 membri incaricata di redigere un progetto di costituzione sul quale poi svolgere le discussioni; essa si ripartì in tre sottocommissioni, e nella seconda, che si occupò dell'ordinamento della Repubblica, si sviluppò il dibattito che ci interessa.

Inizialmente fu accolto l'ordine del giorno dell'on. Perassi, che scartava, perché non rispondenti alle condizioni della società italiana, le ipotesi di Governo presidenziale e direttoriale, a favore del sistema parlamentare.

Pur all'interno di esso, restavano da definire. le modalità di elezione. I membri della sottocommissione si divisero fra chi (La Rocca e Terracini) riteneva superfluo l'intervento dei delegati delle regioni, già rappresentate dai senatori, e chi (per tutti l'on. Tosato) si opponeva, sostenendo che con essi da un lato si evitava lo strapotere che al presidente sarebbe potuto derivare dall'elezione popolare, e dall'altro non lo si rendeva prigioniero delle Camere. L'on, Nobile si schierò a favore dell'elezione diretta, pensando di arginare la maggiore influenza del Capo dello Stato con la creazione di un Consiglio supremo della Repubblica; mentre l'on. Mortati propugnò un'elezione di tipo misto di secondo grado, cui avrebbero preso parte, oltre ai membri delle due Camere, anche vari esponenti delle forze sociali.

Non essendo riusciti a trovare un accordo si rinviò la decisione alla Commissione dei 75 in seduta plenaria. Anche qui le posizioni non furono concordi. In particolare alcuni si pronunciarono a favore dell'elezione popolare, sostenendo che essa avrebbe garantito un'indipendenza dai partiti, incontrando l'opposizione dell'on. La Rocca che evidenziò il pericolo del ripetersi di esperienze simili a quella di Weimar. Fu poi respinto un emendamento dell'on. Tosato tendente a sostituire l'eventuale quarta elezione a maggioranza assoluta con il ricorso al suffragio universale. E infine, dopo l'intervento del presidente Ruini in difesa del testo del progetto, si giunse all'approvazione dell'art. 79, che l'Assemblea trasformò poi senza sostanziali modifiche nel vigente art. 83.