6-7 - Giugno-Luglio 1990
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Opinioni

"Eppur si muove"

Settantasei -

Dirò subito che a me il nome piace. lo credo – a differenza di molti – al valore evocativo dei simboli, delle parole, delle interconnessioni fra queste. E pertanto do un certo risalto alla scelta di Occhetto.

Il nome mi piace per tre buoni motivi:

  • Perché mantiene la dizione "Partito". Se lo stesso problema l'avesse avuto la Dc, ad esempio, sarebbe stato probabilmente un errore introdurre quel sostantivo, in un momento nel quale i partiti sono mal visti dalla gente (ciò nondimeno continuo a rimanere suggestionato dall'antico – e programmatico – "Partito Popolare"). Ma per il Pci la scelta di mantenere un riferimento saldo al significato storico della parola "partito" è una scelta non solo di coraggio bensì pure di programma.
    L'esatto contrario di chi – attento solo al contingente e ai riflessi che può avere sul potere – insegue le mode, i venti, le tentazioni e quindi ora le Leghe. Preferisco il partito all'unione.
  • Perché pone il concetto di Democrazia, che è uno dei temi cardine dell'oggi e soprattutto del domani. Nella nuova società postindustriale la democrazia è un motivo di conflitto con chi vuole ridurla a crisalide, forte del potere dei soldi, dei media, delle banche dati.
  • Perché si dichiara di sinistra. É, oggi, forse solo un messaggio, o una ambizione. Certo è una indicazione, una scelta di campo. Poi, lo sappiamo, si tratta di vedere che significa (anche qui: nella nuova società postindustriale e post-ideologica) che vuol dire "essere di sinistra". Ma ciò non toglie che un direzione è suggerita.

Personalmente ritengo che Occhetto sia rimasto molto influenzato dai democratici americani e in particolare dall'ala liberale. (Anche Gorbaciov è molto influenzato dagli States: però che fine hanno fatto questi comunisti...)

Il nome mi piace anche per un altro motivo: perché è il frutto di un travaglio, doloroso, sofferto, drammatico, perché sarà deciso definitivamente dal congresso. É l'eterna tragedia del conflitto fra gli uomini, con le ansie, i timori, le paure, gli errori, le speranze che si generano in questi casi.

C'è invece chi vive solo nel regno della certezza e cambia il nome in una notte...

Tutto bene, dunque? No, davvero no.

Perché il simbolo delude. É l'immagine del compromesso, il tentativo di tenere dentro tutti.

L’idea originaria non era poi male: un grande albero (strizzatina d'occhio all'ambientalismo) con profonde radici; vale a dire: il nuovo ha una sostanza dietro, ha una storia – anche piena di errori – ma una storia umana.

Ma tutto crolla con l'adesivo del vecchio Pci sotto l'albero, al posto delle radici, che scompaiono anche simbolicamente.

Così il nuovo altro non è che una modifica del vecchio.

Qui il passo falso é grave.

C'è poi, nelle parole di Occhetto, un altro profondo elemento di preoccupazione: la richiesta d'adesione all'internazionale Socialista. Perché ciò? Perché nel momento in cui non ci si vuole chiamare più ''socialisti? Qui ha ragione Craxi, oppure chi sostiene che i nomi, sono solo esteriorità, non significano in realtà nulla.

Mi domando perché si voglia passare di lì quando si vuole aprire una prospettiva diversa, di progresso nella democrazia.

Vedremo cosa accadrà nel Pds/Pci nei prossimi cento giorni. Una cosa pare oggi certa: stretti tra Craxi e Ingrao, Occhetto e la sua neonata creatura non paiono potere offrire quello sbocco a sinistra che molti vorrebbero poter trovare.

Per la sinistra dc è un'occasione in più, e un impegno in più.

Quello sbocco a sinistra può essere nostro, deve essere nostro: solo così la Dc non verrà definitivamente risucchiata nel vertice della reazione.