Nello scorso numero tutti gli editoriali hanno affrontato, in diversa misura, la speranza, le aspettative, i timori nella e della sinistra dc, nell'attesa dell' annuale convegno di Chianciano, per molti simbolica chiusura di un'annata politica e punto di partenza per i mesi successivi.
Come purtroppo è spesso accaduto, specie negli ultimi anni, la sensazione del "dopo" è di aver ancora una volta perso un'occasione. Ovviamente è difficile tracciare le linee di una Chianciano che dia risposta alle speranze, perché è il travaglio della sinistra dc che si riflette sull'appuntamento annuale. Crediamo, come di tutta la convegnistica politica estiva, possano essere tratte indicazioni utili per il futuro. Nati come bisogno di riflessione e confronto tra quadri e vertice delle varie articolazioni interne della Dc, questi appuntamenti periodici sono diventati, a causa di molti fattori (non ultimo la semplificazione dell'articolazione interna), delle mere "kermesse", uno scotto da pagare alla politica spettacolo.
Per la verità già da alcuni anni questi appuntamenti avevano modificato la loro originaria natura (che era anche di dialogo con la società civile e con il retroterra culturale origine delle varie articolazioni politico-culturali interne) trasformandosi nelle uniche occasioni di dibattito politico allargato di una Dc nella quale gli organi statutari perdevano sempre di più significato e ruolo. La sensazione di oggi è che ormai tutto il dibattito politico nella Dc avvenga tramite la mediazione, non disinteressata, dei mass-media e che appuntamenti come Chianciano siano diventati un'occasione per un confronto non mediato tra i vertici che però, per lo strumento non idoneo utilizzato, non produce risultati concreti e cioè la costruzione di una sintesi politica di tutta la sinistra dc, dal vertice alla base che permetta di dialogare con la società civile. Il fatto che quest'anno si sia concluso il convegno con una bozza di documento da dibattere in periferia è segno evidente che quanto sopra esposto è in qualche modo presente anche nella mente di ben più autorevoli amici.
Ma il risultato concreto non cambia; l'essere consapevoli dell'inadeguatezza dell'azione politica e degli strumenti è di per sé importante ma non sufficiente. Non vi è in questo molta differenza tra il "disagio" di Orlando, la relazione di Elia e l'intervento di Bodrato.
Senza pensare che modificando modalità e strumenti possano essere raggiunti con rapidità obiettivi significativi, occorre rendersi conto che senza percorrere questa· strada comunque non si approderà a nulla.
Occorre dare significato e responsabilità ai vertici della sinistra dc, non si può cercare il dialogo all'esterno (nel partito e con le altre forze politiche) con l'obiettivo di elevare il livello al quale si svolge la mediazione politica, se prima non si è in grado di fare altrettanto in casa propria.
In questo senso è significativo, in negativo, il fatto che non sia stato possibile ufficializzare il ruolo di Sergio Mattarella quale coordinatore politico e che solo la voce di Martinazzoli si sia levata, più con slancio sentimentale che politico, a rivendicare la denominazione di Area Zaccagnini come unica dal centro alla periferia.
La riforma ci divide?
Altro dato negativo: tutto il convegno è ruotato attorno al problema della riforma elettorale. Dopo molto tentennare, ricordiamo che la maggioranza dei leader della sinistra dc (al centro come in periferia) ha accolto negativamente il referendum che (ora molti lo riconoscono) ha avuto almeno il merito di costringere i partiti a parlarne seriamente, la relazione di Elia è giunta alla conclusione che la riforma è necessaria. Ma di quale riforma si parla? Nella relazione si è fatto riferimento alla cosiddetta proposta Gitti, presentata nel gruppo parlamentare dc alla Camera. Nessuno però ha distribuito un testo che consentisse a tutti di discuterne con effettiva conoscenza.
Si è avuta l'impressione che anche molti deputati non la conoscessero in tutti i particolari. Il dibattito è ruotato attorno a un "fantasma" di riforma ed infatti non è mai entrato nel vivo (salvo gli interventi, ma anche in questo caso più filosofici che pratici, dei big). La base è stata espropriata di un dibattito che invece doveva vederla in prima fila: la riforma elettorale non è "affare" dei parlamentari o dei pochi "esperti" che la studiano.
É noto inoltre che molte persone che fanno riferimento alla sinistra dc (nel partito, ma anche nell'azione cattolica, nella Fuc1, nelle Acli, nella Cisl) si sono impegnate per il referendum. Dette queste cose è evidente che il convegno annuale deve cambiare spirito e modo in cui è organizzato.
Deve servire non come passerella prestigiosa e non solo come occasione per lanciare messaggi esterni o interni al partito.
Per dialogare con la sinistra dc
Il convegno, o i convegni, devono essere il luogo dove si esplicita la linea della sinistra dc in un confronto reale con i quadri e con i movimenti, le associazioni, le espressioni del mondo cattolico, sindacale ed imprenditoriale più vicine alla sinistra dc.
Solo così si dà una immagine chiara alla società civile di quali sono i programmi della sinistra democristiana.
A nostro avviso la formula, per servire allo scopo, deve mutare: una relazione introduttiva, frutto dei lavori dei convegni regionali che precedono Chianciano, deve poter essere dibattuta nei suoi vari aspetti in commissioni. Alla fine l'assemblea approva gli elaborati delle commissioni ed un documento di sintesi.
É positivo, come è avvenuto quest'anno, constatare un alto numero di presenze, che però andrebbero "depurate" dai tradizionali "clientes" della classe politica (amministratori o dirigenti Stato, parastato, Iri, più interessati a far vedere che ci sono che a partecipare effettivamente ai lavori) e dalle claques giunte al seguito di qualche big.
A questo scopo, forse, una sede più lontana da Roma sarebbe più appropriata.

