8-9 - Agosto-Settembre 1990
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Editoriali

La sinistra dc e il Pci che cambia

Settantasei - La sinistra dc e il Pci che cambia pagina 4

Un anno fa, a Chianciano, quando mostrammo a Zaccagnini il primo numero di Settantasei eravamo già pronti ad ascoltare il suo rimprovero affettuoso. Ci aveva più volte ripetuto nei giorni precedenti di andare avanti con l'idea di una rivista ma di non chiamarla in quel modo, di non personalizzare un fatto politico legandolo a lui, a quell'anno in cui la nuova Dc aveva vinto eleggendolo segretario del partito.

Per una volta abbiamo fatto bene a non ascoltare Zac, perché oggi, tornando a Chianciano, abbiamo bisogno di ritrovare e di far ritrovare a tutta la sinistra dc dei punti di riferimento precisi per riscoprire le ragioni stesse del nostro stare insieme e il richiamo a quell'anno di speranze e alla Sua testimonianza ci può aiutare a non perderci in questo primo Chianciano senza Zac. Per due volte in questo anno la sinistra dc ha avuto la capacità di differenziarsi con forza da questa gestione piatta, grigia e rassegnata del partito e della nostra presenza al governo: prima con le dimissioni dagli incarichi degli uffici dopo la crisi della giunta di Orlando a Palermo poi con le dimissioni dei ministri dopo la lunga battaglia sull'informazione. In quei giorni tutti abbiamo avvertito che i mondi più vivi del nostro elettorato e gran parte dell'opinione pubblica avevano capito e condiviso le ragioni di quei comportamenti e di quelle battaglie, così come abbiamo avuto la sensazione che finalmente fossero divenute percepibili a tutti, le ragioni di quella diversità della sinistra dc dalla vecchia Democrazia cristiana che tante volte abbiamo rivendicato senza riuscire a farci capire.

Purtroppo a quei momenti non hanno sempre fatto seguito azioni e scelte coerenti ma hanno finito spesso per prevalere timori e tentennamenti.

Noi dobbiamo invece continuare, con tutta la determinazione necessaria, a sottolineare quelle ragioni di diversità da ehi sta pensando di gestire soltanto la sopravvivenza della Dc. Senza forzature, senza fare battaglie ad ogni costo, senza rinunciare a cercare le alleanze per il prossimo Congresso ma anche senza paura di dire che non ci sentiamo di stare tra quelli che sono disposti a rinunciare a tutto, quasi anche a pensare, pur di non infastidire gli alleati di governo.

Proprio per questo Chianciano avrà senso e significato politico se non si limiterà a concludersi con il consueto appello all'unità della sinistra dc, con il già sentito "vogliamoci bene" ma se saprà affrontare fino in fondo anzitutto il nodo v ro dei prossimi mesi: il rapporto con il nuovo partito comunista.

Sapremo non farci risucchiare, come sinistra dc, nella logica, tutta forlaniana, de. Ilo stare fermi a guardare ad aspettare che il processo di cambiamento di quel partito sia compiuto?

Sapremo aprire spazi di dialogo serio, volti a cercare punti veri d'intesa, con l'unica forza popolare che resta, insieme alla Dc, nel paese?

Sapremo cogliere la grande opportunità che il cambiamento del Pci può offrire per liberare finalmente questo quadro politico immobile da quarantacinque anni o ci chiuderemo invece ancora nel vecchio schema del bipolarismo Pci-Dc con il Psi comodo ago della bilancia e la Dc nell'inevitabile ruolo di polo conservatore?

Avremo la forza di ammettere che sui problemi, sui valori da di fendere, le nostre posizioni sono più vicine a questo Pci, pur con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, che a quelle del Psi di oggi?

Proviamo, cominciando da Chianciano, a uscire dal grigio passaggio della storia del nostro Paese che stiamo attraversando, per entrare in una nuova stagione politica forse più carica di rischi ma certo più ricca di speranze.