8-9 - Agosto-Settembre 1990
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Sinistra dc

Cattolico democratico, ma fino in fondo...

Settantasei - Cattolico democratico, ma fino in fondo... pagina 12-14
Intervista a Leoluca Orlando La nuova politica è far coincidere le affermazioni e gli impegni alla campagna elettorale con i comportamenti successivi alle votazioni. La vicenda di Palermo, la crisi della Dc di Forlani ed Andreotti, le debolezze, che si possono rimediare, della sinistra dc. La rete: né una nuova corrente, né un nuovo partito, ma il tentativo di dare dimensione nazionale alla periferia cattolico democratica che è viva e vegeta e sta crescendo nel Paese.

Molti non credevano che l'ostinazione dichiarata, dopo il giugno elettorale nel promettere che non saresti stato il sindaco del pentapartito e successivamente nemmeno il sindaco del monocolore, sarebbe stata rispettata nei fatti; passi alla storia come l'uomo più votato di un partito che in una grande città, l'unica grande città italiana prende la maggioranza assoluta e che rifiuta di fare il sindaco del monocolore. Non c'è il rischio che si perda una parte del significato del consenso che avevi visto riconosciuto, in questo gran rifiuto?

Il consenso viene confermato e se possibile rafforzato, il rifiuto di monocolore guidato da me deriva dalla constatazione di dati di fatto. lo sono stato indicato come sindaco, come continuazione dell'esperienza politica di questi ultimi anni. Su questa ipotesi non si è registrata un'unità della Dc se è vero, come è vero, che il gruppo consiliare, in occasione della mia designazione, ha registrato dissensi aperti e se è vero, come è vero, che in Consiglio Comunale il 9 luglio in occasione della mia elezione a sindaco vi sono stati numerosi franchi tiratori nella Dc. E se sono stato eletto il 9 luglio si deve ai voti determinanti del gruppo "insieme per Palermo" (Pci) e dei Verdi. Allora, se avessi accettato di guidare un monocolore, avrei sostanzialmente accettato di ricevere i voti condizionanti e ostili degli avversari, di quanti all'interno della Dc erano stati e si confermavano avversari dell'esperienza chiamata "primavera palermitana". Sarebbe stato un autentico tradimento quello di guidare un monocolore essendo poi io a mia volta condizionato all'interno del partito dai voti ostili e determinanti degli avversari della Primavera. C'è chi crede che la nuova politica sia anche questo: far coincidere le affermazioni e gli impegni in campagna elettorale con i comportamenti successivi alle votazioni.

 

Credi che il forte ridimensionamento del Partito Comunista, anzi della lista "Insieme per Palermo" i cui voti tradizionali credo che possano essere considerati come gran parte contigui a quelli cha hanno poi rafforzato la tua figura Dc di sindaco designato dalla città, ecco, credi che questo indebolimento abbia contribuito a far tornare i giochi di chi pensava un facile ritorno al passato? Questo ha creato problemi nei rapporti con il Partito Comunista?

In parte la flessione del Pci a Palermo rispecchia un dato nazionale, in parte è resa più evidente dalla circostanza che il Pci, così come i Verdi, aveva aderito fortemente ad una esperienza politico amministrativa nella quale io finivo con l’essere inevitabilmente il riferimento più facilmente riconoscibile. I voti che ho avuto io sono stati voti dati sicuramente alla persona, sicuramente alla persona inserita in una lista, ma sicuramente anche a una persona che, aveva guidato un'esperienza alla quale un importante contributo avevano dato tanto i comunisti quanto i verdi. Se questo è vero c'è anche da trarne la logica conseguenza: se la Dc a Palermo dovesse rinnegare le ragioni del consenso intorno alla mia persona, è evidente che alcune decine di migliaia di voti a Palermo e qualche centinaio o migliaio, centinaia di migliaia e forse più voti in Italia finirebbero con il convincersi che non è la Democrazia Cristiana il partito possibile per una riforma della politica. E i voli finirebbero per ritornare al mittente.

 

Seguiamo la suggestione della metafora di Palermo come laboratorio di qualcosa di più grande che sta bollendo nella pentola della politica in Italia. Qual è il tuo giudizio sulla governabilità e sulla ragionevolezza, la razionalità di un partito che vede al proprio interno confrontarsi anime profondamente diverse?

Palermo è come non mai, oggi più di ieri, un laboratorio politico, perché è il luogo nel quale si realizza un autentico paradosso; la città dove si è ottenuto il maggior consenso da parte di un partito politico, ha 42 consiglieri su 80, la maggioranza assoluta e al tempo stesso la città guarda a questo partito, la Dc, che ha avuto la maggioranza assoluta e si presenta poi con un governo più debole in termini di immagine, ossia con un monocolore che neanche analizzo; a questo punto giudica la Dc e condanna la Dc di Palermo. Se tutto questo è vero Palermo ha un valore emblematico, perché esistono qui e lì sparse nel nostro paese decine, centinaia di migliaia di casi di sofferenza e di ingiustizia I casi di sofferenza dei tanti democristiani che vedono mortificati i loro consensi nel rapporto con l'elettorato dalla prevaricazione e dalla subordinazione dei diktat e dei veti del partito socialista; ma è anche è espressione, Palermo, di decine e centinaia di migliaia di casi di denunce di insofferenza nei riguardi dell'attuale dirigenza del partito che appare obiettivamente essere eccessivamente attenta a regolare gli equilibri dei palazzi e poco attenta al rapporto con la sua base. La Dc oggi appare nell'immaginario collettivo e nella realtà dei comportamenti (Palermo è una realtà concreta; Cagliari non è meno concreta di Palermo, Milano non è meno concreta di Palermo, Torino non è meno concreta di Palermo, Napoli non è meno concreta di Palermo...) come un Partito che sembra in qualche modo andare alla ricerca di consensi per poi mortificarne il significato ed il valore. Il Pci non è in condizione di costringere la Dc, che pure ha stravinto a Palermo, a non avere altro rapporto di collaborazione con altre forze politiche diverse dal Psi, il quale se è in condizione di costringere la Dc, che pure ha questa forza politica a Palermo, a fare una giunta che obiettivamente è impresentabile in senso politico con riferimento all'esito attuale, è evidente che se questo avviene laddove la Dc è forte, figurarsi cosa avviene quando la Dc è debole. La gente si convincerà che il consenso dato alla Dc non serve a governare le comunità locali e complessivamente non serve a governare il Paese. Quando passa questo tipo di ragionamento, io credo che la dirigenza politica debba porsi il problema se per caso non stia lavorando per il re di Prussia.

 

C'è stata in questi ultimi tempi una iniziativa e una riflessione abbastanza approfondita all'interno della sinistra democristiana su alcuni temi che riguardano la democrazia nel nostro paese: il tema delle riforme istituzionali, le regole del mercato dell'informazione, la politica delle alleanze, i problemi che attengono al rapporto potere-consenso-responsabilità e l'obiettiva necessità di una grande riforma.
Non sono mancate le spaccature ed anche a Palermo si è manifestata all'interno della sinistra democristiana in maniera forte, nel senso che c'è stato un gruppo che si è risolto, in una maniera abbastanza repentina, a cambiare rotta e ad affermare che non solo il monocolore non era la formula da evitare assolutamente, ma che interpreta, alla fine, il modo migliore per arrivare ad una conferma della tua esperienza, perlomeno questa è stata la spiegazione, la legittimazione di quella posizione. Palermo, metafora ancora una volta di ciò che accade o può accadere nella sinistra democristiana quindi?

Palermo è, anche in questo, metafora di quanto poco si sia sinistra democristiana, quando non si ha il coraggio di portare fino alle estreme conseguenze le opzioni e le scelte fondate su un valore. In tante vicende purtroppo, la sinistra democristiana va incontro a contraddizioni, a spaccature, a incomprensioni, quando non ha la forza, il coraggio, l'intelligenza di portare fino in fondo la sfida dei valori. Questo è accaduto con riferimento al tema dell'informazione, questo è il pericolo che avvenga in riferimento ai referendum elettorali e al sistema delle riforme elettorali; quasi sicuramente è avvenuto con riferimento alla vicenda palermitana dove abbiamo visto pronunziare, da esponenti e personaggi che si classificano di sinistra, ragionamenti e posizioni che non hanno a che fare con la riforma della politica Certamente. non è riforma della politica dire ad una persona che ha avuto 71 000 voti e che ha contribuito a dare alla Dc un successo elettorale clamoroso a Palermo, che adesso comunque è importante che lui faccia il sindaco e si acquieti facendo il sindaco; il sindaco comunque. Fare il "sindaco comunque" probabilmente non appartiene certo a quel necessario bisogno di chiarezza con gli elettori che la stessa sinistra democristiana va sostenendo coni referendum elettorali.

Allora è singolare mettersi in bocca una modifica del sistema elettorale per cui si sappia chi vota e perché, e poi nella realtà palermitana, una realtà così importante come quella palermitana, si cerchi in qualche modo di convincere uno a fare "una giunta comunque" prescindendo dalle cose dette in campagna elettorale, da quelle cose sulle quali si è ottenuto un consenso così straordinario.

 

A Trento si è svolto un incontro che a margine della riflessione che tradizionalmente propongono gli amici della Rosa Bianca, ha visto coinvolte realtà di amministrazioni e di amministratori e di città e di vite comunitarie periferiche di tutta Italia che pare si siano raccolte attorno alla esperienza tua come sindaco di Palermo, attorno alla proposizione di quella che in termini riassuntivi chiamiamo la Nuova. Politica e quindi su alcune riflessioni di rapporto tra i partiti e la società civile ed il loro governo. La stampa ha interpretato immediatamente questo come la costituzione di un altro gruppo interno alla Dc, e allora, cosa fa Leoluca Orlando adesso che è libero, ha più tempo, non fa il sindaco di Palermo?
Vuole tornare a fare il sindaco di Palermo, si lancia nella politica nazionale, fa una sua corrente, quali sono i suoi rapporti con la sinistra?

Io ho innanzitutto il dovere di ricordare che, per rispetto agii elettori, devo far di tutto per tornare ad essere sindaco di Palermo; ovviamente non un "sindaco comunque" perché se avessi questa intenzione sarei già sindaco di Palermo, di un brutto monocolore. Ma accanto a questo è evidente che c'è uno spazio di impegno preciso sui temi della città e farò fino in fondo la mia parte: cercherò cioè di far pesare il consenso che ho ottenuto; se qualcuno pensa di aver allontanato Orlando, magari per altri lidi di impegno politico, del comune di Palermo non ha compreso quanto sarò ingombrante e presente nella vita amministrativa della città. Per quanto riguarda il sistema nazionale questa vicenda ha soltanto i valori simbo1ici dell'esperienza palermitana e ne ha fatto naturalmente un riferimento nazionale. L'incontro di Trento nasce in via assolutamente spontanea nasce come un moto di reazione ma anche come nuovo soggetto Tante realtà del mondo cattolico e tante realtà vicine e organiche alla Dc ritengono giunto il momento di far sentire dalla base e dalla periferia la voce del cattolicesimo democratico. Il cattolicesimo democratico troppe volte finisce con l'essere tema d'impegno e di riflessioni di circoli isolati di periferia ovvero a livello nazionale di autorevoli studiosi. L'incontro di Trento è stato in qualche misura la sintesi di questi due aspetti, cioè il bisogno di dare una dimensione nazionale alle singole realtà locali che esprimono la cultura cattolico-democratica. Ecco perché a Trento non è nata una nuova corrente, né nasce un nuovo partito. Nasce la consapevolezza dell'esistenza di una rete che già esiste e che in questi anni hanno visto molti di noi, io certamente tra questi, protagonista.