Politica vivibile potere responsabile una prospettiva di governo per il futuro del Paese
La rete non nasce oggi; c'è già. Essa è un insieme di valori, di proposte, di impegni individuali e comunitari che si rifà alla tradizione cattolico-democratica e che vive nel presente l'ispirazione cristiana e il valore della democrazia, rifuggendo pertanto da ogni tentazione integralista. Questo insieme è sempre di più nella realtà italiana un insieme di inquietudini, disagi, proteste.
Questa rete si confronta ogni giorno, nelle diverse realtà locali e esperienze individuali, con un adeguato sistema di valori e di politica.
La rete è una realtà; la rete diviene inoltre una nuova esigenza di fronte al logorarsi del sistema italiano.
E i cattolici democratici si interrogano sul loro ruolo oggi, e sul loro ruolo domani, stanchi di essere costretti a coniugare soltanto al tempo passato la propria identità.
Un mondo sempre più attento ai rapporti est-ovest e sempre più distratto rispetto ai problemi del sud, un capitalismo che in questo quadro si presenta equivoco portatore di pacificazione, un consumismo che si presenta illusoriamente accettabile, una pratica di relazioni interpersonali legate a interessi frammentari rischiano di far perdere ai cattolici democratici la consapevolezza dell'attualità e del futuro della loro identità.
Ma l'inquietudine cattolico-democratica è parte di una più complessiva inquietudine, si collega all'inquietudine di tanta società civile di fronte agli obiettivi, al linguaggio, agli strumenti, ai metodi, di una cultura politica che appare incapace in Italia di trovare sintonia con i grandi cambiamenti nel mondo di questo fine secolo.
Vogliamo esprimere questa inquietudine; non per imprecare ma per costruire futuro, per stimolare cambiamento, per concorrere a esperienze concrete di governo.
La denuncia di inadeguatezza non è soltanto di questo o di quel soggetto politico, ma investe più in generale questo Stato.
Uno Stato costruito su antagonismi non più attuali.
Uno Stato costruito sull'antifascismo dove i pericoli del fascismo hanno sempre più facce diverse da quelle tradizionalmente indicate come fasciste e sull'anticomunismo in una realtà dove il comunismo in crisi di identità non si presenta più con un volto irriducibilmente alternativo.
La vecchia centralità e i vecchi estremismi, le stesse collocazioni a destra e a sinistra dello schieramento politico sui quali si è fondato il sistema politico di questo Stato perdono il loro significato; perdono quindi legittimamente le rendite di posizione fondate su antagonismi politici non più attuali.
Tutte le formazioni politiche tradizionali sono, per questo aspetto, in crisi di identità e questa crisi colpisce in misura maggiore le grandi formazioni e in specie la democrazia cristiana che certamente ha usufruito storicamente anche di una centralità di risulta.
Entra in crisi (è davanti agli occhi di tutti) una cultura e una dirigenza politica.
E l'attuale governo del paese è espressione di equilibri e di veti di un sistema non più attuale; l'appellarsi a ragioni internazionali è legittimazione per un verso debole e per altro verso rischiosa per la stessa tenuta democratica.
Si spiega così (ma è una spiegazione che contiene una denuncia) il procedere del governo nazionale con forzature parlamentari e atti di forza che denotano profonda debolezza.
Si spiega così (ma è una spiegazione che contiene una denuncia) la mortificazione del Parlamento.
Si spiega così (ed è ancora una denuncia) la mortificazione di tanto consenso nelle realtà locali, in realtà nelle quali gli esiti istituzionali sono sacrificati per equilibri e veti politici nazionali: tanti atti di forza secondo logiche di Palazzo che sono atti di grande debolezza se visti nella loro natura di mortificazione del consenso democratico.
Imprecare contro l'oscurità è necessario; ma non basta.
Crediamo necessario accendere tante luci, dare una risposta di futuro e di governo a disagi, inquietudini, proteste. É giunto il tempo di contribuire con decisione ad una modifica del sistema politico e delle sue regole che costruisca uno Stato più adeguato al nuovo che è emerso nella società mondiale.
Una rete cattolico-democratica è parte di una più complessiva rete democratica; essa non è corrente di partito anche se in talune realtà può assumere il volto di una corrente e in altre il volto di un nuovo strumento politico.
Questa rete cattolico-democratica oggi interroga con più immediatezza la democrazia cristiana, non per scelta acritica ma per una esigenza di chiarezza con riferimento ad un partito che a quella tradizione dichiara di ispirarsi per evitare fughe ma anche il perpetuarsi di rendite di posizione.
Valutiamo grave e inquietante la sottovalutazione dei pericoli che alla tenuta democratica vengono dall'esistenza di una criminalità organizzata che colpisce il Nord come il Sud del Paese, che condiziona politica ed economia, che mortifica amministrazioni e realtà associative; una criminalità organizzata che là dove ha colpito secondo disegni politici o là dove ha prodotto effetti politici sembra destinata a restare impunita.
Verità e giustizia non sono slogan o invocazioni dei familiari delle vittime, sono condizione essenziale di legittimità di uno Stato che non dovrebbe tollerare i troppi buchi neri, le troppe impunità, la rassegnazione all'esistenza di tanti delitti perfetti.
Verità e giustizia è anche invocazione dell'esigenza forte di far valere il principio di responsabilità.
É esso uno dei cardini, assieme al principio di solidarietà, della tradizione cattolico-democratica; è esso, assieme alla solidarietà, proposta e fondamento della nuova politica e della rete.
Costruire e vivere politica intorno al principio di responsabilità significa considerare essenziale la riforma elettorale; il sistema proporzionale ha esaurito la sua funzione storica e ha finito per costruire una politica fatta di appartenenza, di disprezzo per il consenso, di indifferenza a programmi e a bisogni comunitari, di esaltazione delle formule, di irresponsabilità democratica.
La riforma elettorale non esaurisce il bisogno di responsabilità del sistema italiano; esso dovrà trovare risposta nell'economia, negli apparati burocratici, nella società civile.
Esso dovrà trovare sponda in un corretto funzionamento del sistema dell'informazione. Il pluralismo non è avversità a questo o a quell'imprenditore, è invece condizione perché si dispieghi in pieno il principio di responsabilità, che è negato ad ogni forma di monopolio.
Siamo convinti che un ritorno alla responsabilità nella politica darà un contributo alla modifica del clima complessivo, alla modifica dell'attuale clima di irresponsabilità e rassegnazione che oggi trova alibi nella impossibilità di far valere concretamente con l'uso determinante del consenso, responsabilità politiche.
La caduta del tradizionale antagonismo tra libertà ed eguaglianza che ha diviso il mondo nei duecento anni che ci separano dalle grandi rivoluzioni ha certamente aperto spazi e occasioni di dialogo al di là di tradizionali blocchi di ideologie e di modelli sociali e ha aperto spazi appena ieri imprevedibili per il concreto realizzarsi nelle istituzioni di governo della solidarietà, un valore fortemente vissuto dai cattolici-democratici come legato alla centralità della persona umana e alla sua naturale proiezione comunitaria.
Un valore che la tradizione cattolico-democraticata coltivato e coltiva nella dimensione insostituibile del volontariato, ma anche un valore coltivato troppe volte in una dimensione di rassegnata testimonianza extra-istituzionale e che invece va sempre più reso programma di governo.
Una rete vive di originalità individuali e di specificità locali; esse sono le vere, necessarie protagoniste di questo progetto politico.
Le periferie sono già centrali per la vita della gente; devono esserlo per la politica e il governo dell'intero Paese.
Vivere ciascuno da protagonista è rifiuto di sudditanza, è esercizio di cittadinanza, è contributo ad un più complessivo protagonismo democratico.
Questa rete è una realtà; è anche un appello, un invito all'impegno.
Le adesioni espresse e annunziate lasciano intendere che questo processo è ampio ed è destinato a crescere.
Da ciò non intendiamo trarre ragioni di conforto per autocompiacerci, ma traiamo stimolo perché con tutti i rischi delle azioni concrete ciascuno viva nelle esperienze istituzionali, sociali e anche di partito la sfida della nuova politica.

