I1 rapporto tra teologia e magistero della Chiesa cattolica i è fatto negli ultimi tempi sempre più conflittuale. Assistiamo sempre più spesso agli interventi di "richiamo" pastorale dell'ex sant'uffizio, oggi Sacra Congregazione per la dottrina della fede, non solo per condannare teologi, (tornano alla mente gli ultimi casi più famosi come quello di Leonard Boff e di Hans Kong) ma anche per disapprovare settimanali e ordini religiosi. La discussione che vorrei avviare in proposito non vuole, però, entrare nel merito dei singoli fatti ma avvicinarli in un modo forse inconsueto ma, spero, utile per avviare un dibattito che, negli ultimi anni, è stato molto debole.
Chi scrive, pur non essendo molto anziano, ricorda la grande vivacità intellettuale degli anni '70, seguita poi, negli anni '80, da un periodo di sospetto e, spesso, aperta condanna di teologi e di alcune teologie. Essendo cresciuto negli anni in cui si respirava un'aria di rinnovamento sociale, culturale, ecclesiale e anche teologico, ricordo con favore il grande piacere con cui si scoprivano nuove teologie, nuovi modi di interpretare i testi sacri, e la grande curiosità intellettuale e spirituale con cui si leggevano, ripeto leggevano, test idi teologia, di religione e di studi bibblici, insieme a saggi storici e filosofici, libri di poesia e classici del marxismo.
Non era puro nozionismo ma una curiosità intellettuale e spirituale che, subito, aveva il bisogno di confrontarsi in discussioni "comunitarie" che duravano fino a notte. Tutto questo non era soltanto un'anomalia intellettuale, piuttosto il frutto di un'epoca nella quale nasceva l'esigenza di dialogare con le diverse tradizioni culturali della nostra società. Confrontato con quello spirito di ricerca e di dialogo, la situazione di oggi sembra piombo e grigiore da cui non si riesce ad uscire: viviamo in una cultura ossessionata dalle esigenze del mercato, il pluralismo teologico soffocato dalla censura ecclesiale, il confronto tra tradizioni culturali e politiche diverse indebolito e moribondo a causa del "riflusso" che è diventato una parola magica che spiega tutto e non chiarisce nulla. La nostra società, ormai, vive senza entusiasmo e la Chiesa occidentale, almeno nelle sue strutture più importanti è perfettamente inserita in questo scenario, continuamente oscillante tra le nuove problematiche derivanti dal nostro villaggio globale ed un ritorno alla riaffermazione di tradizioni e credenze che devono invece essere ripensate e rivissute in diretto rapporto col mondo contemporaneo.
Forse questa confusione del sacro e del "profano" farà storcere il naso a molte persone che ritengono la fede un qualcosa di superiore alle altre esperienze culturali. La fede in un Dio, in una morale o anche, sempre più rara, in una determinata politica, è presente in tutte le persone, anche se in maniera molto diversa l'una dall'altra, e proprio per questo dovrebbero essere in continuo dialogo ma, fino a quando esisterà una forte coscienza di superiorità. un vero dialogo tra persone o tra culture non potrà mai iniziare.
Se, invece, ci caliamo nei nostri primi mesi degli anni '90 troviamo, all'interno della Chiesa un clima di sospetto e, diciamolo, di censura intorno alle nuove teologie. Eppure questi pensatori sono entrati addirittura nei testi scolastici di filosofia dell'ultimo anno!
I cambiamenti storici e culturali che stiamo vivendo ci invitano a guardare la storia con occhi nuovi e sempre con minori preconcetti, eppure dobbiamo convivere con censure e condanne di teologi, ed anche con un'accusa ai tre padri della cultura moderna Marx, Nietzsche e Freud, di essere maestri del sospetto e quindi di non condurre alla verità. É possibile un dialogo tra Chiesa e cultura contemporanea occidentale? Il rapporto tra ragione e fede è stato sempre uno dei temi più discussi all'interno del pensiero cristiano, e proprio la storia della teologia dimostra che la risposta è storica e non può mai essere definitiva, quindi come è possibile schierarsi così apertamente. contro la ragione contemporanea? Proprio il grande pluralismo teologico di oggi dimostra che l'interpretazione del rapporto uomo-Dio non può mai essere unica.
Ancora una volta si deve osservare che la Chiesa cattolica, purtroppo, all'interno di sé non riesce a valorizzare quel grande patrimonio di pluralismo che, di fatto, già esiste. Se guardiamo la grande varietà di ordini religiosi, le diverse spiritualità, ed anche le varie teologie che, soprattutto nel Novecento, sono state prodotte, ci stupisce, fino al limite di considerare incomprensibile l'ennesimo tentativo di giudicare non cattolico parte o gran parte dell'insegnamento di importanti teologi che hanno formato le coscienze di persone di media e alta cultura che si interessavano di teologia.
A questo punto si potrebbe chiedere: perché questo patrimonio immenso di tolleranza, rispetto e grandi patrimoni culturali non vengono valorizzati? Spesso capita di leggere di polemiche troppo accese tra movimenti religiosi cattolici, non da oggi ovviamente, ma questo non è l'esempio di come lo spirito di tolleranza e di rispetto non si sia ancora completamente diffuso all'interno della Chiesa?
Tutto questo induce a soffermarmi su alcune problematiche che la Chiesa degli anni '90 dovrà affrontare. Ormai il pontificato di Papa Giovanni Paolo Il si è sufficientemente delineato. Possiamo realisticamente giudicarlo in alcuni settori, come quello della pace e dei rapporti tra il Nord e il Sud del mondo, molto attuale ed in pieno dialogo con il nostro tempo Ma riguardo ai problemi derivanti dai rapporti tra la Chiesa e la cultura del mondo occidentale, spesso, è esistito più fraintendimento che reciproco rispetto e comprensione. Questo è il punto che più mi preoccupa per il momento. Riconosciamolo francamente, l'insegnamento del Papa in materia di etica sessuale e di condanna per alcuni valori culturali vengono deliberatamente ignorati e trattati con indifferenza da gran parte dei fedeli. Non sto parlando delle minoranze attive di alcuni movimenti ecclesiali, ma del fedele che, spesso, può anche essere un cristiano "borghese" (ma chi non è borghese nel nostro mondo occidentale?).
Ebbene, c'è proprio indifferenza, e in ambito teologico mi sembra trasparire un certo prudente silenzio dei teologi italiani mentre dagli ambiti internazionali trapelano forti proteste. Ricordo in proposito l'incontro con uno studioso americano dell'Università Gregoriana che frequentavo per la mia tesi in filosofia della religione. Mi comunicò la preoccupazione per la censura che, mi rivelò, era stata introdotta, non ricordo in quale misura, anche all'interno dell'Università. Mi colpì la sua fede unita all'indipendenza di giudizio e la tristezza che il Vangelo venisse usato non come portatore di libertà ma come fonte per impedire la crescita libera di una coscienza. Possibile che il Vangelo debba essere usato ancora in questa maniera? ricordo l'impressione di libertà, di ricerca, di sofferenza ed il senso del mistero che la lettura del Vangelo mi provocò quando, adolescente, lo lessi; e le domande, i dubbi e le speranze che ancora mi provoca. Possibile che questi sentimenti non vengano più condivisi? Possibile che, mentre la cultura laica ha scoperto la crisi della metafisica con la perdita delle verità assolute e certe, proprio la Chiesa viva un periodo di forte riaffermazione di un tipo di fede basata sulla certezza e la chiarezza tanto da ispirare anche un tipo di ragione in cui il mistero della vita risulta assente? Come è possibile che la forte riaffermazione della pace e dei diritti delle società più deboli possa convivere con un tipo di insegnamento basato sull'intolleranza intellettuale? questa è una contraddizione che la Chiesa del futuro dovrà affrontare; se il mondo dovrà diventare un luogo teso verso la libera collaborazione e lo sviluppo di tutti i popoli, anche la Chiesa al suo interno, dovrà dare esempio di progresso e di sviluppo basato sulla tolleranza e sul rispetto. É finito il tempo in cui si considerava la diversità di costumi e credenze come un motivo per condannare ciò che non corrispondeva ad una determinata fede, i popoli di tutte le religioni sono chiamati ad un unico compito, ripensare la propria tradizione, valorizzare la propria identità, con la prospettiva di entrare in contatto con altre culture e con altre religioni. Si dialoga se si possono scambiare esperienze ed identità, altrimenti si viene convertiti alle usanze dell'interlocutore. Dialogando con l'interlocutore si impara a rispettare la diversità e l'alterità ed a conoscere tradizioni nuove. Insieme, poi, si può contribuire all'umanizzazione di questo mondo. torna in mente quel filosofo, difficilmente inquadrabile, che si studiava a scuola, Socrate, il quale riconosceva di "sapere di non sapere", unico punto di partenza da cui far iniziare il dialogo con tutti gli uomini della città; soltanto che la nostra città, ormai, si è estesa fino ad abbracciare il mondo intero.
La Chiesa cattolica si è troppo concentrata sulla definizione di dogmi, di principi morali e di una valida teologia che deve derivare da un corretto modo di intendere la ragione. Non si può interpretare in altro modo la caparbietà con la quale si condannano teologi, teologie, e morali varie. Nessuno vuole contestare il diritto di esprimere libere opinioni alla Chiesa, perfino nel campo politico, spesso terreno minato in una società in cui vige solo formalmente il principio di libera Chiesa in libero Stato (come si fa in un’unica persona a distinguere l'uomo religioso dal cittadino?). Quello però che si chiede è di eliminare qualsiasi atteggiamento di condanna e di censura per cercare di costruire una Chiesa concepita non più come comunità di fedeli che credono tutti in un'unica fede formulata correttamente, ma una comunità liberamente dialogante che cerca di sviluppare, al suo interno, un pluralismo di credenze razionali e formali e, soprattutto, una prassi religiosa che sappia vivere il senso del mistero, unica garanzia per la salvaguardia del pluralismo stesso, anche nella nostra società tecnologica.
Detto questo guardo di nuovo la nostra società ed il sogno utopico svanisce; nonostante tutto, però, mi consolo pensando che, tra le tante attività dell'uomo, esiste anche quella di sognare al di là della dura lezione della storia.

