Caro Leoluca,
Luciana Di Mauro, l'inviata di "Rinascita" a Chianciano, dopo averci ascoltato, con chiarezza, in poche parole, ha scritto quello che noi abbiamo provato a dirti: "Così il cronista registra l'utopia della Dc: senza tessere, collocata dentro ai confini del partito, minoritaria all'interno della stessa sinistra scudocrociata, irriducibilmente anticraxiana e aperta al dialogo con il Pci. Aveva creduto nel progetto demitiano di modernizzazione e rinnovamento, delusa dal suo fallimento ha puntato sul valore nazionale dell'esperienza palermitana. Per questi diccì il successo di Orlando, settantunomila preferenze, 42 consiglieri su 80, 22 dei quali della sinistra, è il segnale che l'utopia è possibile. La prova che
la Dc di sinistra vestita di programmi di rottura e progressisti può vincere a far vincere tutta la Dc. La dimostrazione che nel proprio futuro non è necessariamente iscritto il destino di partito moderato, polo conservatore dello schieramento politico."
Potremmo fermarci qua e non aggiungere nulla. Perché è difficile chiederti di restare nella Dc, nella sinistra dc, quando i motivi di stanchezza, di delusione, di rabbia sono tanti, per tutti noi, ogni giorno di più. Eppure sentiamo che il giorno in cui tu scegliessi di uscire dalla Dc, rischierebbe di diventare per tanti il giorno della sconfitta, della re9aa questa maggioranza mediocre, spenta, aggrappata al potere che oggi vuol far credere di essere la Democrazia cristiana e invece la sta calpestando e accompagnando cinicamente al declino.
Ma la Democrazia cristiana vera è un'altra. É quella dei cattolici democratici, di Zaccagnini, dei mondi vitali di Ardigò, della Primavera a Palermo, dei 71 mila che ti hanno votato. É la Dc che ha perso un congresso, che ha sbagliato qualche battaglia, che oggi sembra perdente ma che non deve e non può dichiararsi sconfitta.
La Rete non è nata per questo? Per dare voce a chi, dentro e fuori la Dc, ha voglia di cambiare, per diventare un punto d'incontro tra tutti quelli che stanno cercando, ognuno nel proprio mondo, di fare vincere la Politica sulle meschine disonestà, materiali e intellettuali, che incrociamo ogni giorno? Se invece la Rete diventasse una formazione politica autonoma, forse presto un partito o una Lega, costruita non più su speranze comuni ma su un programma tutto da scrivere, il risultato potrebbe essere proprio l'opposto. I consensi che raccoglierebbe non sarebbero forse sottratti in gran parte alla sinistra dc e a chi sta cercando di cambiare il partito comunista? E i voti raccolti dalla Rete potrebbero da soli giustificare il prezzo di una Dc definitivamente consegnata a chi oggi la occupa, di un Pci privato di forze di cui ha bisogno per non affondare a metà guado, di un Psi sempre più centrale, arrogante e vincente? Noi che abbiamo creduto nella
Primavere tua, di Mattarella, di La Placa, a Palermo come fatto da esportare, certo, da esportare, in tutto il paese; noi che abbiamo detto a questa sinistra dc di aprirsi, di ascoltare, di capire il disagio della gente che viene a riempire le sale per ascoltarti; noi che ti abbiamo accompagnato sin qua, sceglieremmo di restare nella sinistra dc. Con una amarezza in più e una speranza in meno ma sceglieremo di restare, non per aspettare rassegnati il tramonto ma per usare tutte le nostre forze perché la Democrazia cristiana non diventi solo il partito degli interessi, solo la garanzia della conservazione.
Perché un giorno vorremmo dire: le idee alla fine non potevano che vincere.

