10 - Ottobre 1990
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Esteri

L’Europa "prêt-à-porter"

Settantasei - L’Europa
Inizia il semestre di presidenza Cee per l'Italia. Molta carne al fuoco e molti rischi di retorica europeista.

A mezzanotte del 30 giugno, tre ore dopo essere stata eliminati). dai Campionati del Mondo, l'Eire ha consegnato all'Italia anche la bandiera della Presidenza di turno della Comunità Europea, bandiera che ora sventola sul Campidoglio. Continuerà a sventolare nello stesso punto per i prossimi sei mesi, fino al prossimo vertice della Cee che si celebrerà a Roma il giorno dopo l'avvio delle conferenze per l'unione economica, monetaria e politica del continente.. Se la passata presidenza italiana segnò una tappa importante per la Comunità (nel 1985 venne avviato il processo all'approvazione dell'Atto Unico), la attuale è destinata ad assumere portata storica infinita: finita la Guerra dei Duemila Anni, il Continente sceglie la via dell'unione pacifica.

Jacques Delors, che dice di non amare i grandi arazzi ma i "piccoli passi", nella sua modestia ha fissato "10priorità" per il semestre italiano. Vale la pena di elencarle: la realizzazione del mercato interno; la realizzazione dell'Atto Unico; l'avvio della seconda fase dell'unione economica e monetaria; la conclusione dei negoziati con i paesi dell'Est a cui dovrebbe essere accordato lo status della super-associazione; la fusione della due Germanie; l'avvio del processo di integrazione politica; la conclusione dell'Uruguay Round; la preparazione delle due conferenze di dicembre; gli aiuti economici all'Unione Sovietica; una possibile iniziativa di pace in Medioriente.

A parte il Medioriente e l'Uruguay Round, le 10 priorità di Delors si riducono in fondo a due o tre. Per trasportarle dal mondo dei sogni a quello delle realtà basta più che altro una buona capacità di mettere insieme le tessere di un unico puzzle. Quindi una certa pazienza e costanza. Ed autorevolezza.

Qui sta il punto: l'autorevolezza viene dal peso politico reale che ogni paese si guadagna nell'arco di decenni. Questo dipende in buona parte dalla coerenza e dalle capacità politiche dimostrate. L'Italia, per tagliare corto, è il paese più indietro nell'applicare le normative Cee.

A pari merito, in fondo alla classifica, c'è il Portogallo. Il Regno Unito è tra i primi. Non consolano molto le assicurazioni di Andreotti, che ad ogni piè sospinto ricorda come il Parlamento stia per approvare una legislazione grazie alla quale iI ritardo verrebbe smaltito in poco tempo.

Contro l'Italia quindi non gioca solo la costante instabilità dei suoi governi, ma anche la fondamentale incoerenza della sua politica estera e l'incapacità dei suoi politici (Andreotti in testa) di aver saputo prevedere quello che gli storici dicevano da un pezzo: la Germania prima o poi sarebbe tornata una.

Il Presidente del Consiglio ancora pochi anni fa ebbe a dire che per lui le Germanie avrebbero dovuto restare due, per sempre. Non gli sarà facilmente perdonato, soprattutto dal Cancelliere Federale che potrebbe passare alla storia come il più importante dai tempi di Bismark. Scartata la possibilità che Roma sia il pulpito migliore per guidare i tedeschi riunificati e per far rispettare gli impegni comunitari, resta la possibilità che il prossimo semestre registri una svolta nei rapporti con l'Urss e nel Medioriente.

Con Mosca però (è già stato stabilito) tratterà Delors. E per quel che riguarda il conflitto araboisraeliano, c'è da dubitare che l'Italia riesca là dove anche la presidenza francese ha fallito miseramente.

Le previsioni sono fatte per essere smentite.

Ma il dubbio (sempre legittimo) è che l'Europa sarà trattata con quella superficialità che ha fatto di noi i maestri dell'effimero e del prêt-à-porter. Ed il nostro cammino verso l'unificazione del Continente si potrebbe fermare ad undici metri dalla meta. Bloccato dalle gambe di Diego Armando Maradona.