10 - Ottobre 1990
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Opinioni

E di nuovo tempo di proibizionismo?

Settantasei - E di nuovo tempo di proibizionismo? pagina 13

Abbiamo appena smaltito la sbornia per i Campionati del Mondo di calcio, ed ecco subito abbattersi sulle nostre teste e nei nostri timpani l'invasione rockettara di inizio estate.

Le "oscenità" di Madonna, la "cattiveria" dei Rolling Stones, le "ambiguità" di Prince e la "maleducazione" di Vasco Rossi, si impadroniranno da qui a poco dei nostri stadi, pardon, dei nostri spazi musicali.

Molto si è parlato nei mesi scorsi di questa, speriamo pacifica, invasione; molti si sono detti subito contrari a che i protagonisti del rutilante e diseducativo mondo rock, varcassero i nostri confini per diffondere tra i nostri giovani il seme della droga, della disobbedienza ai genitori e della violenza.

Il tutto ha attecchito in maniera sorprendente in un tessuto sociale ormai devastato da un'inarrestabile ondata di "proibizionismo", che ha già da tempo travolto il nostro Paese.

Tempi difficili per la musica, quindi, ma non solo per la musica. Gli anni '80, a mio avviso, hanno significato per l'Italia, ma un po' per tutta l'Europa, un ritorno a delle tradizioni se non false, quantomeno male interpretate ed anacronistiche, nel senso di poca adattabilità all'epoca che si stava e si sta tuttora vivendo. Così, la poca sensibilità delle nuove generazioni ai problemi sociali, è stata confusa con "l'abbandono da parte dei giovani di falsi e pericolosi miti e di un ritorno ai veri valori della vita".

Così, il voto di scambio e la politica clientelare, sono stati interpretati come: "la fede e la presa di coscienza del sistema democratico e delle istituzioni del nostro Paese".

Nasce lo Yuppismo. Università private e masters di economia col marchio "stars and stripes"; orologio sul polsino della camicia; orecchio e occhi puntati su "Piazza Affari".

Non si vuole con questo, di certo, glorificare i viaggi in India di verdoniana memoria, né tantomeno le chilometriche sedute (nello chalet lasciato libero da mamma e papà) ascoltando Bob Dylan e dilaniandosi il cervello di derivati oppiacei.

Soltanto sembra quantomai opportuno riportare tutto ad un giusto equilibrio, mettendo da parte gli eccessi e pensare che, in fondo, ogni età ha i suoi passaggi obbligati, per quanto banale possa sembrare.

All'alba degli anni '90, il rock diventa la pietra dello scandalo. Gianni Rivera (chissà se lo ringrazieremo mai abbastanza per quel suo quarto goal alla Germania durante Mexico '70) guarda ai Rolling Stones come a un manipolo di "narcotraficantes" colombiani. I loro concerti, secondo il suddetto deputato, sono fuorvianti e del tutto diseducativi, oltre che a diventare l'occasione per il consumo di stupefacenti che la loro stessa musica ed il loro modo di vivere favoriscono. Giudizio un po' superficiale quello dell'Onorevole Rivera; mai sentito gli Stones istigare la folla al consumo di droga. Evidentemente, l'Onorevole Rivera intendeva far riferimento ad un ormai remoto concerto in Hide Park, e ad una canzone dal titolo "Brown sugar", certamente inneggianti all'eroina ed ai suoi "meravigliosi effetti". Si tratta tuttavia, di roba (spero qui di non essere frainteso) di quasi trent'anni fa, che gli stessi Stones hanno del tutto rinnegato, e che comunque in quel periodo aveva un suo preciso significato ed una sua valenza musicale e quindi artistica.

Si tende spesso a dimenticare che la musica Rock è figlia spontanea del "black-soul", dell'anima nera (anche qui spero di non essere frainteso): di quel suono disperato, cioè, che usciva dalle bocche degli schiavi nei campi di cotone degli Stati Uniti, e che diede origine al Blues ed al Jazz. D'altronde ogni epoca ha i suoi censori; all'inizio degli anni trenta Benny Goodman fu additato dall'opinione pubblica "bianca" per aver abbracciato una musica sovversiva: il jazz. I Vescovi e molte organizzazioni cattoliche si sono scagliati contro i due concerti che Madonna terrà a Torino e a Roma. "Sono osceni e blasfemi", tuonano i nuovi custodi e depositari della pubblica moralità. Ci sembra francamente esagerato. La musica della star italo americana è in realtà, null'altro che un agglomerato di canzonette da discoteca, ed il suo show un tentativo fallito di trasgressione, sebbene compaiano spesso orecchini e collane con l'effige del Crocifisso. Chiunque può portare l'immagine di Cristo allacciata al collo, l'importante è cogliere di quell'immagine il vero significato. Nessuno si è mai sognato di accusare di blasfemia Al Capone, eppure saremmo disposti a giurare su che cosa ciondolasse dal suo collo e si poggiasse sul suo villoso torace.

A coloro i quali si scandalizzano così tanto per lo show di Madonna, suggeriamo di farsi un bel giretto tra le sale a luci rosse delle nostre città. Provino a scatenare le loro ire contro i circuiti di distribuzione dell'industria del porno. Si dirà: "ma lì si paga il biglietto". E perché, da Madonna si entra gratis? A questo punto ho abbandonato la speranza di non essere frainteso.