Nella nostra società in continua trasformazione è ancora possibile l'elaborazione di un progetto globale che sappia ispirare la politica? Questa è la domanda filosofica, sociale e politica insieme, che circola, anche se sotto problematiche diverse, all'interno della cultura occidentale. La nostra cultura politica, dopo la crisi definitiva e salutare delle ideologie, sta vivendo una crisi di progettualità sociali senza precedenti.
Il nostro secolo, iniziato con una denuncia sulla crisi della società e della cultura occidentale (cfr. il famoso libro di Oswald Spengler, "Il tramonto dell'Occidente"), si sta concludendo, invece, con il trionfo dell'Occidente stesso, come dimostra l'affermazione del modello capitalistico-democratico in zone, come in Europa ed in America del Sud, dove fino a qualche anno fa era assente. tutto questo genera diverse trasformazioni sociali, tra cui le ultime rivoluzioni dell'Europa orientale (non bisogna dimenticare che già Marx aveva osservato che la borghesia era una classe profondamente rivoluzionaria).
L'Occidente, dopo la giusta crisi della mentalità colonialista, si trova in una condizione di ambiguità. Perse le conquiste militari e le ideologie che le accompagnavano, continua ad esportare la sua struttura economica, politica e sociale in tutto il mondo.
La crisi del comunismo nell'Europa orientale può essere letta come un doloroso e faticoso inserimento di quei paesi all'interno del mercato dei paesi capitalistici e come il definitivo crollo del più valido sistema alternativo, prodotto dalla storia, all'affermazione del capitalismo. Questo modello viene sentito, spesso, come una nuova forma di sfruttamento che genera risentimenti e rivolte, l'esempio più clamoroso degli ultimi anni è la rapida diffusione nei paesi arabi del fondamentalismo musulmano. Il famoso studioso dei mass media Marshall McLuhan coniò il nuovo concetto di "villaggio globale" per definire la società mondiale conseguente alla diffusione degli "strumenti del comunicare" ma, ormai, si può usare la stessa definizione anche per quel che riguarda i modelli sociali che stanno progressivamente convergendo verso un unico sistema internazionale.
Ancora più interessante il fatto che questo predominio del modello occidentale avvenga, apparentemente, senza modelli politici di cui, evidentemente, non si sente il bisogno. L'economia non ha bisogno di una cultura estrinseca per affermare se stessa. Quest'affermazione non avviene, però, senza danno: la deforestazione dell'Amazzonia, ad esempio, porta alla scomparsa dell'ultimo polmone verde della Terra, alla soppressione di alcune popolazioni entrate in contatto con il sistema occidentale, ed all'eliminazione di specie animali che mai saranno conosciute poiché ancora devono essere classificate. Questo è solo un esempio, ma molti altri potrebbero essere enumerati sul potere distruttivo del sistema occidentale, e ci conduce alla questione fondamentale che vogliamo trattare: quali sono i valori che il capitalismo industriale sta esportando in tutto il mondo? Un modello produttivo non può essere esportato senza manomettere le culture e le società precedentemente esistenti sostituendo valori ed abitudini. Con questo non si vuole dire nulla di positivo o di negativo, in quanto è soltanto una constatazione. La società occidentale si sta comportando, anche se con modalità diverse, come altre società del passato: la sua maggior forza si sovrappone alle altre culture, distruggendole. Quindi, sono ancora i valori del predominio e della forza che prevalgono anche in questo momento storico?
Passando nel campo dei giudizi di valore, è innegabile che l'Occidente abbia prodotto situazioni storiche positive, basterebbe enumerare la libertà di pensiero, di associazione e di riunione, la tolleranza tra confessioni religiose e parti. ti politici, il benessere economico, l'innovazione scientifica entro la quale non bisogna dimenticare i grandi sviluppi della medicina che permette di salvare centinaia di milioni di persone) ed il movimento di liberazione delle donne.
Ma si possono dimenticare gli aspetti negativi che stanno mettendo a rischio l'intero pianeta? Il rapporto tra sviluppo economico e costi deve essere profondamente corretto in quanto, continuando secondo questa direzione, i costi supereranno di gran lunga i benefici, come dimostra l'enorme inquinamento mondiale e la crisi dei rapporti Nord-Sud. Questi problemi nascono all'interno dello sviluppo occidentale stesso e non sono ancora risolti, né in via di soluzione. Non si ha una politica globale per affrontare l'enorme debito dei paesi in via del Terzo Mondo, non si possiede una politica globale per affrontare l'inquinamento planetario dell'acqua, della terra e dell'aria; le iniziative esistenti procedono senza un progetto generale che faccia aumentare le ricadute e diminuire i costi. Si potrebbe continuare ma qui non si vuole fare un elenco di problemi non risolti, si vuole soltanto denunciare che questi problemi esistono in quanto l'Occidente non ha ancora fatto i conti con le parti distorte del suo sviluppo economico, che, quindi, vengono riprodotti nei paesi assorbiti dal processo di industrializzazione. L'Occidente non possiede ancora una "cultura", e quindi una politica, che sappia affrontare la globalizzazione dei problemi economici, sociali, politici e religiosi. Questa politica non può provenire da paesi che sono ancora all'inizio di un tale sviluppo, tanto che spesso riproducono gli stessi errori, poiché non hanno l'€sperienza e le risorse necessarie. Soltanto l'Occidente può affrontare questi problemi, ed ormai non può fare altro, poiché i rischi per l'equilibrio globale sono divenuti enormi, e sappiamo ormai, che un problema settoriale si ripercuote all'intero villaggio globale. Inoltre, il grande potere economica dei paesi occidentali non deve essere disgiunto dalle enormi responsabilità planetarie. Non si vuole affermare una cultura che porti ad una ferrea progettualità e quindi a nuove ed anacronistiche ideologie, ma si vuole denunciare che viviamo in un periodo in cui in Occidente è troppo debole il dibattito sulle enormi responsabilità che la nostra società ha verso l'intero pianeta. Questi problemi sono gli stessi che hanno prodotto l'antitesi al capitalismo, il comunismo, ed il conseguente confronto-scontro tra comunismo ed anticomunismo che solo ora sembra avviato ad una pacifica conclusione: come poter diffondere uno sviluppo senza sfruttamento? Come avviare il progresso senza la distruzione dell'ambiente? Come avviare un sereno confronto tra culture diverse?

