12 - Dicembre 1990
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Editoriali

Una generazione è scesa in campo

Settantasei - Una generazione è scesa in campo pagina 4

Un anno vissuto pericolosamente. Era il titolo di un film di un certo successo di qualche anno fa e, probabilmente, possiamo applicarlo anche al1990 per quanto riguarda la sinistra dc e "Settantasei". Per capire, per riflettere, per non dimenticare. E soprattutto per consentire il futuro.

Un anno convulso e poco ragionato, talvolta, compreso tra il gennaio della "dissociazione interna·, il luglio delle dimissioni dei Ministri, l'ottobre del "solito" Chianciano, il novembre di una unità fittizia.

Abbiamo detto, per mesi, che con questa segreteria Dc non andavamo d'accordo, aspettando troppo per dissociarci, aspettando troppo per capire l'insufficienza e l'inadeguatezza di. questo Governo così andreottiano e così poco democratico cristiano, facendo "marcia sul posto" per nominare un "coordinatore" e muovendoci poi con velocità inaspettata per rioccupare spazi e disponibilità interne al partito, con l'ultimo Consiglio Nazionale.

Ma che cosa è ormai diventato questo partito al cui segretario, almeno noi di "Settantasei", diciamo "no"?

Un'accozzaglia di stili e di "contingente" che nega ogni speranza al futuro dei cattolici democratici.

L'incontro di una "legalità" fantasma che ha partorito la miseria di  4 Consigli Nazionali, in quasi due anni di segreteria, ed una manciata di Direzioni Nazionali e di "caminetti" chiamati "Ufficio politico·, con un pragmatismo governativo che vive alla giornata, senza progetto, senza programmi.

E così, in poco tempo, la Dc si è ritrovata senza Sindaci nelle grandi città dopo avere lanciato, con l'ineffabile Baruffi, la cosiddetta "vertenza sindaci". Si è ritrovata a ravanare nel passato dimenticando che si esalta il "'48 di De Gasperi" solo se si ha il coraggio di riconoscere che il nostro partito allora vinse perché rappresentava per gli italiani il futuro ed il progresso, non la conservazione o, peggio, la reazione.

Si è ritrovata, questa nostra Democrazia cristiana, a subire un vero e proprio processo, in questi ultimi mesi, come negli anni '70 e proprio mentre, ad andare in crisi, sono le ideologie del "socialismo reale". 

Come si può venire a patti con una segreteria che incarna questo lassismo, questa incapacità di rinnovarsi, questa indecente chiusura in se stessi che offende non solo l'attività, ma l'intelligenza stessa dei militanti, degli iscritti e dei simpatizzanti di qualunque provenienza? Nessuno, anche nella sinistra dc, francamente, ha saputo spiegarcelo.

Per molto tempo abbiamo detto, non ascoltati, che forse era il caso di ricostruire una "sinistra dei valori", che desse corpo al sogno di uomini come Dossetti e La Pira, o come Benigno Zaccagnini. Che dovevamo ripartire da un programma per il Paese, elaborato ed approvato, magari a Chianciano.

Che dovevamo indicare i soggetti, individuali e collettivi, con cui costruire, nella società civile, alleanze politiche per un patto sociale e politico che costruisse nuove regole di democrazia e una nuova fase di partecipazione popolare.

Abbiamo sperato che tra la sinistra dc di Chianciano e la "Rete· di Orlando crescesse un dialogo, anche aspro ma vero, che facesse emergere le contraddizioni e ci guidasse ad un rinnovamento di programma e di uomini.

Ora che Orlando è andato via, per una strada probabilmente parallela alla nostra, ma diversa, rimaniamo, come abbiamo scritto in un documento recente, del 20 novembre scorso, "con una speranza in meno ed un'amarezza in più". Ma anche con la ferma determinazione ad impegnarci affinché la nostra battaglia sia davvero decisiva.

Non c'è più tempo infatti per le vie di mezzo. Per questo l'unico voto contro la relazione di Forlani non è sintomo di isolamento.

Semmai è il segnale che una nuova generazione è scesa in campo.

La generazione di chi si è iscritto alla Dc di Zaccagnini ed ha lottato per un rinnovamento della Dc di De Mita.

La generazione di chi a partire da sé, ma senza steccati, ritiene che la sinistra dc deve essere sinistra del Paese, nella Dc.

Una generazione che non accetterà di essere confusa con l"'altra Dc", quella dei Forlani, degli Andreotti e dei Gava.

Questa è la generazione che si cercherà da fine gennaio con incontri, con assemblee di programma, con atti politici forti per ricostruire una sinistra dc che sappia stare dalla parte degli "ultimi e dei piccoli"; dalla parte della speranza e degli ideali realizzati.

Il tempo delle parole e degli appelli è ormai finito. Per tutti.

Da un semplice "no" a Forlani ripartiamo per essere, domani, la maggioranza popolare e progressista del nostro partito ed un riferimento democratico sicuro per tutto il Paese.

Con umiltà, ma anche con la grande consapevolezza che non possiamo più disperdere il futuro che è nelle nostre mani.