12 - Dicembre 1990
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Editoriali

Dopo il 6 maggio l'Italia è cambiata

Settantasei - Dopo il 6 maggio l'Italia è cambiata pagina 5-6

In questo stagno immobile che rischia di diventare, ogni giorno di più, la politica italiana, emergono a volte segnali di novità autentica che sfuggono al controllo di chi vorrebbe continuare a mantenere immobile un quadro politico fermo da quarantacinque anni, anche se intorno, nel mondo, sono ormai profondamente cambiati tutti i punti di riferimento. Quando questi segnali di novità diventano talmente forti da non poter essere cancellati, la strada per ridurre il loro impatto nell'opinione pubblica diventa quella di ignorarli, di fingersi sordi, di sminuirne l'importanza.

É questo che è accaduto al momento di trarre un bilancio delle giunte formate in tutto il paese dopo le elezioni amministrative del 6 maggio, quando è apparso con forza il crollo di uno schema che sembrava immutabile: gli enti locali governati da una giunta di pentapartito (o comunque omogenea al governo nazionale) o da una giunta di sinistra, versione aggiornata delle giunte rosse degli anni settanta e di quelle frontiste del dopoguerra.

La mappa che oggi abbiamo davanti è del tutto inedita e per molti imprevedibile: sono 249 i tipi di coalizioni alla guida di comuni in cui si è votato in maggio. Il pentapartito è presente solo in nove comuni tra tutti quelli con più di cinquemila abitanti. 597 sono le giunte bicolori tra Psi e Pci, 658 quelle tra Psi e Dc, 200 quelle tra Dc e Pci, le "anomale" di qualche tempo fa, mentre i governissimi tra Psi, Pci e Dc sono 173. Ben 1996 comuni hanno poi giunte costruite attorno alla Dc, ma senza i socialisti e i comunisti, 439 sono formate attorno al Pci senza democristiani e socialisti e 229 attorno al Psi senza comunisti e democristiani.

L'elenco potrebbe proseguire lunghissimo continuando a citare esempi di questa eterogeneità di coalizioni, allargate spesso ai verdi e meno frequentemente ai pensionati.

Un quadro quindi che costituisce senza dubbio una novità da accogliere positivamente o da respingere come dato di confusione e di disgregazione?

lo ritengo che possa essere giudicata come un segnale di autentica ricchezza, come una indicazione ai vertici dei partiti che le loro rispettive "basi" sono più avanti, che hanno già decretato, con i fatti, che è finita per sempre la stagione degli schieramenti precostituiti, che a poco servono le direttive o le minacce dei loro organi nazionali per frenare quello che i tempi richiedono.

Finita l'epoca delle contrapposizioni ideologiche, delle barriere, le maggioranze negli enti locali si formeranno sempre di più soltanto sui programmi, sulle cose da fare, sulla qualità di rapporti tra i partiti nella specifica realtà locale e al di fuori da formule preconfezionate.

Superato il tempo delle pregiudiziali, i partiti hanno già cominciato a scegliere liberamente con chi allearsi e in questo nuovo quadro non vi saranno più giunte "anomale" perché non vi sarà più la comoda rendita di posizione per il Psi, unica forza politica libera nello stesso tempo di scegliere con chi allearsi e di gridare allo scandalo, alla "malagiunta" ad ogni tentativo di intesa tra Pci e Dc.

Si tratta anzi di proseguire su questa strada, riconducendo quanto sta avvenendo ad un processo di autentica valorizzazione delle autonomie. O vorremmo forse dare agli enti locali nuovi strumenti di autogoverno, come quelli previsti dalla legge 143, indirizzarli sulla via dell'autonomia impositiva, spingerli ad approvare autonomi Statuti e poi imporre loro le maggioranze e le formule per organizzare le loro comunità in nome di schemi travolti dai tempi?

Dovrebbero semmai essere le forze politiche a livello nazionale a cercare di raccogliere le indicazioni emerse in questa estate del 1990. Anzitutto un'ulteriore dimostrazione che diventa sempre più inattuabile l'idea di avvicinare l'Italia al modello di democrazia europea o americana, basato sul bipolarismo e l'alternanza. L'anomalia italiana sta forse col tempo rivelando più la sua ricchezza che i suoi limiti e in particolare a respingere ogni ipotesi che porti al rischio di vedere la Democrazia cristiana confinata al ruolo di polo moderato o conservatore contrapposto ad un generico blocco progressista, di sinistra. Il futuro da costruire dovrà semmai essere quello di un quadro politico, come è già avvenuto negli enti locali, finalmente liberato da pregiudiziali ideologiche, in cui i tre partiti più rilevanti formano alleanze e maggioranze sui programmi e sulle cose datare, cercando di volta in volta momenti di sintesi tra culture e progressismi diversi. In secondo luogo, in una situazione profondamente modificata dalla nuova situazione internazionale e dal processo di cambiamento dal Pci, l'invito a trovare la forza per rivedere le proposte di riforme elettorali, introducendo tutti i correttivi necessari ma forse evitando quei meccanismi che sembravano indispensabili qualche tempo fa per costringere il Psi a dichiarare, prima delle elezioni, se si fosse poi alleato con la Dc o con il Pci ma che oggi potrebbero non essere più necessari in una realtà che ha già trovato da sola, e sul piano politico, la soluzione. Le riflessioni e le analisi che avrebbero meritato i fatti avvenuti dopo il 6 maggio nei comuni italiani sono invece sino ad oggi rimaste sotterranee e attentamente evitate. Troppi interessi coincidenti le hanno frenate: del Psi a non dare rilievo e spazio a situazioni per la propria già citata rendita di posizione, del Pci a non aggiungere ulteriori elementi dirompenti nel già travagliato processo di cambiamento bisognoso almeno di un'àncora rassicurante nel richiamo all'alleanza con i socialisti; della maggioranza dc, sclerotizzata sui richiami al pentapartito comunque e come sempre preoccupata solo di non urtare la facile suscettibilità di Craxi.

E la sinistra dc? Su questo terreno si misurerà la nostra capacità di ascoltare la società civile, di capire i cambiamenti, di guidare i processi di trasformazione. Sono ormai gli storici a dire che il limite del centrosinistra fu quello di essere un processo avviato al vertice e non partito e sentito dalla periferia. Questa volta è stata proprio la base a lanciare messaggi precisi ea costruire scelte nuove. Sapremo ascoltare e non restare indietro?