Pier Luigi BALLINI
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Più che le abiure solenni fino alla cancellazione del proprio nome, sarà il comportamento del partito comunista sulle questioni concrete – riforma istituzionale, collocazione internazionale, politica economica, centralismo democratico – a dimostrare se le lezioni elettorali subite sono servite ad accelerare il cambiamento oppure a far ripiegare il partito
nella sua orgogliosa solitudine.
Rispondono alle domande di Politica sulla nuova giunta fiorentina: Giuseppe Matulli, segretario regionale e coordinatore della DC per il comune di Firenze, Gianni Conti, ex assessore all'urbanistica e attuale capo gruppo
della DC, Pier Luigi Ballini, capogruppo della DC durante la giunta di pentapartito dal 1983 al 1985.
La riforma elettorale è uno strumento per favorire il migliore funzionamento del sistema. Se si torna a reclamare nuove leggi elettorali è perché il loro cambiamento può influire sulle istituzioni e sulla stessa riforma dei partiti e quindi sulla selezione delle classi dirigenti.
La sconfitta comunista conclude un ciclo apertosi nel 1975 e sanziona il declino iniziato già da qualche anno con il fallimento delle giunte rosse sfibrate dalla inconcludenza e dalla questione morale. Il calo del PCI va ricondotto soprattutto all'assenza di una linea strategica, ai legami ideologici che lo vincolano in politica estera, al rassegnato attaccamento ad una vecchia cultura. Anziché sbandierare la loro «diversità» i comunisti debbono ora riflettere profondamente sulla loro identità.





